Siria, stop all’attacco turco

AL VIA LA “SPARTIZIONE” FRA ERDOGAN E PUTIN. E TRUMP TOGLIE LE SANZIONI

di Cristoforo Spinella


ISTANBUL. “Non è necessario” riprendere l’offensiva della Turchia contro le milizie curde nel nord della Siria, visto che “il loro ritiro” dalle zone di frontiera è stato “completato” entro la scadenza della tregua concordata con gli Stati Uniti. Mentre parte il nuovo conto alla rovescia di 150 ore per l’evacuazione dei curdi dall’intero confine, frutto stavolta dell’intesa siglata da Recep Tayyip Erdogan con la Russia di Vladimir Putin, Ankara dichiara di fatto conclusa l’operazione Fonte di Pace, che in meno di 10 giorni aveva provocato centinaia di morti e 300 mila sfollati. Lo stop all’offensiva riceve il plauso di Donald Trump, che annuncia l’eliminazione delle sanzioni imposte ad Ankara visto che la tregua è ormai permanente. “Grande successo al confine fra Turchia e Siria. Una zona sicura è stata creata” e “i prigionieri dell’Isis catturati sono al sicuro”, ha twittato il presidente, dicendo di confidare in Ankara per evitare che il “califfato” recuperi terreno. Anche se gli stessi Usa lanciano l’allarme sulla fuga di oltre cento prigionieri dell’Isis nel caos di questi giorni. “Lasciamo che qualcun altro combatta per questa sabbia da molto tempo macchiata di sangue”, ha chiosato il presidente americano. “Le due maggiori potenze mondiali hanno accettato la legittimità delle operazioni antiterrorismo della Turchia”, ha esultato il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, parlando di uno “storico successo politico”. Il patto siglato a Sochi da Erdogan e Putin per la spartizione della Siria in zone d’influenza ha ottenuto ieri il via libera anche ufficiale di Damasco e la benedizione di Teheran (“un passo positivo per ristabilire la pace”) ed è già entrato nella fase esecutiva. Le unità della polizia militare russa hanno attraversato ieri l’Eufrate per dirigersi verso il confine turco, dove insieme alle truppe di Bashar al Assad fino a martedì “assisteranno il ritiro delle milizie curde e delle loro armi a una distanza di 30 km dalla frontiera”. Dopodiché inizieranno i pattugliamenti con l’esercito turco fino a 10 km entro il territorio siriano. In quel momento, Ankara avrà i piedi oltre tutti i 911 km di frontiera con la Siria. E anche Kobane, città simbolo della resistenza all’Isis, sarà di fatto in mano a Erdogan. Unica eccezione Qamishli, principale centro urbano curdo, dove le sue truppe non entreranno per evitare di trovarsi faccia a faccia con quelle di Assad. Il ritiro delle forze curde sarà garantito da Mosca e Damasco. Anche perché, ha sottolineato il Cremlino, se non avverrà “saranno schiacciate dalla macchina militare turca”. Intanto, le truppe americane che hanno lasciato la Siria se ne andranno entro un mese anche dall’Iraq. Da Bruxelles, dove oggi si riuniscono i ministri della Difesa della Nato, gli Usa aprono però a “un’inchiesta a carico della Turchia per crimini di guerra”. In Europa le proteste per l’attacco non si fermano. Un curdo siriano di circa 30 anni, residente in Germania, si è immolato ieri nel cortile della sede dell’Unhcr a Ginevra, cospargendosi di benzina, e si trova ora ricoverato con gravi ustioni.

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