Soldi al terrore con la tratta



PRESE DUE CELLULE ITALIANE LEGATE AD AL NUSRA: TRAFFICO DEI MIGRANTI PER SOSTENERE I FIGHTER

ROMA. Partono anche dall'Italia i soldi per finanziare il terrorismo in Siria: armi, auto e medicine per i jihadisti acquistati con il denaro raccolto tra gli immigrati e inviato nelle zone di combattimento attraverso l’'hawala', un sistema per trasferire il denaro "medievale" e basato sulla fiducia, dunque non tracciabile poiché viaggia totalmente al di fuori dei circuiti finanziari. La conferma arriva da due inchieste della Polizia e della Guardia di Finanza che hanno portato alla scoperta di due distinte cellule di supporto a Jahbat Al Nusra, l'organizzazione terroristica siriana di matrice qaedista che combatte contro il regime di Bashar Assad e che, soprattutto, ha metodi e organizzazione molto simili a quelli dello Stato islamico .I due gruppi erano operanti in provincia di Brescia e nella zona di Olbia: in 13 sono finiti in carcere mentre uno degli indagati risulta al momento latitante. Assieme agli arresti sono scattate una serie di perquisizioni nei confronti degli altri indagati, una ventina in tutto, non solo in Lombardia e Sardegna ma anche in Veneto ed Emilia Romagna. Le due cellule erano in contatto con le filiali sparse negli altri paesi - dalla Svezia all'Ungheria fino alla Turchia - e hanno messo su, dicono gli investigatori, una "consolidata rete di money transfer illegali, attraverso i quali veniva garantito un canale sicuro per il riciclaggio del denaro e per raccogliere fondi destinati ad alimentare le organizzazioni terroristiche". Soldi che provenivano da attività illecite, come la tratta di esseri umani sulla rotta balcanica, che era gestita da alcuni appartenenti alla comunità siriana di Erba. "Il denaro in gran parte veniva dall'immigrazione clandestina", conferma il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Cafiero de Raho sottolineando che c'è dunque una "vicinanza tra uomini che gestiscono il traffico di migranti e uomini che gestiscono il terrorismo". Ma non è solo questo il problema: "il dato allarmante, dice il procuratore aggiunto di Brescia Carlo Nocerino, "è la capacità dell'organizzazione di gestire la raccolta di denaro in Italia e la velocità nel gestire il trasferimento dei flussi finanziari". Complessivamente, hanno accertato gli investigatori, sono stati inviati almeno 2 milioni di euro. Tutti con il sistema dell'hawala - un "trasferimento 'virtuale' di somme contanti in maniera sicura, garantita, anonima e conveniente" lo definisce il Gip - che consentiva agli organizzatori di trattenere una percentuale attorno al 5%. Al vertice, e punto di contatto tra le due cellule, c'era il siriano Anwar Daadoue, per anni residente ad Olbia poi trasferito in Svezia e attualmente in carcere in Danimarca. Era lui "il promotore" dell'organizzazione ed era lui che gestiva il trasferimento del denaro: titolare di diverse imprese edili in Sardegna, risulta ancora essere il rappresentante legale dell'associazione culturale 'Assalam' e ha ottenuto commesse anche per i lavori del G8 che si sarebbe dovuto svolgere alla Maddalena e fu poi spostato a L'Aquila per il terremoto del 2009.Un'altra figura centrale dell'indagine è Ayoub Chaddad, un ex foreign figher siriano segnalato già nel 2015 dall'Aisi e 'agganciato' grazie ad un finanziere che si è infiltrato. Ayoub era il depositario del denaro raccolto che veniva poi inviato in Libano, nella zona diArsal sul confine siriano, e di là smistato ai terroristi. "Siamo riusciti a bloccare un canale di finanziamento del terrorismo, e non era una cosa scontata né banale", dice il capo del servizio esterno dell'Antiterrorismo Claudio Galzerano, aggiungendo un dato che deve far riflettere. "Gli indagati sono tutti immigrati regolari e hanno approvato in pieno la linea dei terroristi. Sono tra noi e spetta a noi fermarli".


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