Spirale di paura e incertezza



CRISI TURCA/I “BOND” DEI PAESI EUROPEI SOTTO LA PRESSIONE DELLA SPECULAZIONE

MILANO. Non è ancora finita la paura sui mercati per la crisi della lira turca, dei titoli di Stato di Ankara e della conseguente debolezza della Borsa di Istanbul. Nessun crollo, ma i ‘bond’ dei Paesi europei maggiormente sotto la pressione della speculazione, Italia in testa, restano molto nervosi, con immediate ripercussioni sui gruppi bancari. Anche perché la stessa Unione europea vede un possibile impatto sugli istituti di credito e osservatori come Carlo Cottarelli non escludono conseguenze sul nostro Paese. Comunque Ankara sembra aver superato la parte più difficile della tempesta d’agosto scatenata dalle ipotesi di sanzioni più dure da parte degli Stati Uniti. Con cerotti messi dalla Turchia che sono stati progressivi: ha iniziato la Banca centrale assicurando che erogherà “tutta la liquidità di cui le banche necessitano”, ha proseguito il ministro delle Finanze Albayrak parlando di un piano di azione economico che sarà attuato da subito, poi è intervento direttamente il presidente Erdogan spiegando che “i fondamentali della nostra economia sono molto forti” e che “faremo il possibile per risolvere la questione”. Il risultato è stato che il crollo della lira - per il quale la Turchia ha avviato un’indagine su 346 account che avrebbero pubblicato contenuti “che hanno provocato la crisi” - si è fermato, ma i suoi effetti non ancora del tutto. Nella prima seduta della settimana a pagare il conto più salato sono stati i mercati asiatici, con Tokyo che ha chiuso in perdita dell’1,98%, Hong Kong dell’1,6% e Seul che ha lasciato sul terreno l’1,5%. Minore l’impatto sulle Borse europee, partite male ma con un chiaro tentativo nel finale di giornata di contenere le perdite: Piazza Affari è stata per qualche frazione con Francoforte (appesantita anche dal “caso Bayer”) la peggiore con un calo di mezzo punto percentuale, mentre Londra ha ceduto lo 0,3% e Parigi ha concluso piatta. Anche il listino azionario di Ankara ha contenuto le perdite a due punti percentuali e mezzo, che porta il ribasso cumulato di queste due sedute difficili a un livello comunque inferiore al 5%. Niente di tragico, mentre più chiara è la pressione sui titoli di Stato: i bond decennali turchi sono a un rendimento superiore ai nove punti percentuali, oltre il doppio della Grecia, e in due giorni di contrattazioni il balzo è stato del 22%. Male anche i titoli di Stato italiani, con i Btp decennali che hanno segnato un aumento dei tassi di undici punti base e uno spread con i bund tedeschi a quota 278, dopo aver superato quota 280, ai massimi da fine maggio. Ovviamente immediata la ripercussione sulle banche: Monte dei Paschi ha accusato in Piazza Affari un calo del 3,8% al nuovo minimo storico, Banco Bpm del 3%, Ubi del 2,8% e Unicredit una perdita del 2,5%. Anche perché a mercati aperti un portavoce della Commissione europea ha parlato della consapevolezza “di un possibile impatto sulle banche europee per gli sviluppi sulla lira turca”, mentre l’ex capo delegazione del Fondo monetario internazionale in Paesi come Ungheria, Turchia, Regno Unito e anche Italia ha spiegato che questa crisi “avrà effetti diretti e indiretti sull’Italia”. Secondo Cottarelli infatti “gli effetti diretti riguardano i creditori italiani della Turchia”, ovvero le banche, “ma sono gli effetti indiretti i più preoccupanti: crisi come quella turca possono cambiare l’attitudine dei mercati verso tutti i Pese considerati a rischio. Si chiama ‘effetto contagio’”. Meno preoccupata Wall street, partita in positivo e che, nella prima seduta della settimana, ha provato a tenere la parità, sostenuta soprattutto dai titoli tecnologici.


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