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Spuntano nuove rivelazioni



PALERMO. L'ennesimo giallo viene fuori a processo ormai quasi concluso. Uno dei tanti colpi di scena di una vicenda che dopo oltre venti anni presenta ancora moltissimi punti oscuri. Il tema è il depistaggio delle indagini sulla strage di via d'Amelio costato l'ergastolo a otto innocenti, scarcerati dopo 18 anni di carcere duro solo grazie alle rivelazioni del pentito Gaspare Spatuzza.

Il dibattimento, che vede imputati i boss Tutino e Madonia e i falsi pentiti Scarantino, Pulci e Andriotta, è alle battute finali: ieri i pm avrebbero dovuto cominciare la requisitoria. Da poco l'inchiesta su tre poliziotti del pool coordinato dall'ex questore Arnaldo La Barbera, che fece le indagini, è stata archiviata.

Erano accusati di avere, su disposizioni del loro capo, fatto pressioni su personaggi come Vincenzo Scarantino, pentito protagonista di clamorose ritrattazioni, perché raccontasse sulla fase esecutiva dell'attentato una verità di comodo. La verità che ha coinvolto nella strage la "famiglia" di Santa Maria di Gesù.

Ieri un nuovo clamoroso capitolo svelato in aula, davanti alla Corte d'assise di Caltanissetta, dalla Procura che, sulla base dei nuovi elementi emersi ha rinviato la requisitoria e chiesto una prosecuzione dell'istruttoria. Un magistrato, l'ex procuratore aggiunto di Caltanissetta Domenco Gozzo, tra i pm che hanno riaperto le indagini sull'eccidio, nel frattempo trasferito a Palermo, ha presentato a maggio ai colleghi una relazione di servizio in cui racconta di avere saputo dall'ex poliziotto Gioacchino Genchi particolari sul presunto depistaggio. Genchi, per anni consulente informatico di diverse Procure, gli avrebbe raccontato che nel '94 un poliziotto della Scientifica di Palermo, Bartolo Iuppa, all'epoca fidanzato di Lucia Borsellino, figlia del magistrato ucciso, ricevette la visita di due colleghi. Gli agenti gli avrebbero detto di non voler sottostare ai diktat dell'allora capo della squadra mobile Arnaldo La Barbera, che voleva imporre aVincenzo Scarantino le dichiarazioni da rendere sulla strage di via D'Amelio. La Barbera, avrebbe sempre riferito Genchi a Gozzo, venutolo a sapere avrebbe allontanato i due poliziotti dal gruppo investigativo che indagava sulle stragi del '92. Interrogato dai pm nisseni, però, Genchi ha negato di avere parlato della vicen- da con Gozzo nei giorni scorsi. A complicare una storia che pare ormai infinita anche le dichiarazioni del poliziotto coinvolto. "Genchi - ha detto ai pm Iuppa - mi ha sempre espresso l'opinione che Scarantino fosse farlocco, dicendo che per questo aveva abbandonato il gruppo Falcone-Borsellino. Nel corso degli anni ho parlato più volte con lui del depistaggio, ma esprimendo solo mie valutazioni personali non ancorate a fatti concreti e non ho mai ricevuto confidenze da poliziotti appartenenti al pool né sulla strage di via D'Amelio né sulla gestione di Scarantino". "Verità" incompatibili con quanto riferito da Gozzo che, però, non deporrà al processo nonostante la sua audizione sia stata richiesta dalla Procura. La testimonianza non è stata ammessa in quanto, da aggiunto a Caltanissetta, ha coordinato le indagini sull'attentato. Sul banco dei testi, invece, a luglio saliranno Genchi, Iuppa e Manfredi e Lucia Borsellino, figli del giudice ucciso.


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