“Stadio? Mai partecipato”


ROMA/LANZALONE NEGA IL SUO COINVOLGIMENTO. CAPORILLI LO CONTRADDICE: DAVAMO SOLDI


ROMA. "Io alla vicenda dello stadio non ho mai partecipato". Una frase, verbalizzata a mano, nel corso dell'interrogatorio di garanzia lascia intendere la strategia difensiva di Luca Lanzalone, l'ex presidente di Acea, agli arresti domiciliari per la vicenda del nuovo stadio della Roma. E mentre Lanzalone si difende, un collaboratore di Luca Parnasi, Luca Caporilli, anche lui arrestato mercoledì scorso, davanti ai pm fornisce i primi riscontri all'inchiesta: "davamo soldi, dazioni ad almeno un funzionario pubblico responsabile dei pareri al progetto" sullo stadio.

Il verbale di Lanzalone completo non è ancora stato depositato agli atti ma è presumibile che l'ex presidente di Acea punti a "demolire" l'impianto accusatorio della Procura che lo ha riconosciuto come consulente "de facto" del Campidoglio nella trattativa per l'abbattimento delle cubature nel progetto per la struttura che dovrebbe sorgere a Tor di Valle.

Nel corso del confronto con il gip, l'avvocato genovese ha affermato di avere "un reddito di circa 14 mila euro mensili e altri redditi da cariche societarie pari a circa 20 mila euro annui" aggiungendo di percepire "come presidente dell'Acea circa 144 mila euro annui".

La versione di Lanzalone sul lavoro svolto per il Comune viene, però, messo in crisi da quanto dichiarato ieri dal braccio destro di Luca Parnasi, Luca Caporilli, che

nel corso di un interrogatorio- fiume in Procura ha affermato che nella trattativa per lo stadio "Lanzalone rappresentava il Campidoglio".

Il manager, attualmente a Regina Coeli, ha chiesto di essere interrogato dai pm titolari dell'indagine facendo ammissioni e di fatto avviando una sorta di collaborazione con gli inquirenti. "Ho dato soldi in favore di almeno un funzionario pubblico" responsabile dei pareri al progetto sulla struttura che dovrebbe sorgere a Tor di Valle, avrebbe sostenuto Caporilli.

Una ammissione di responsabilità che potrebbe portarlo ad ottenere una attenuazione della misura cautelare. Su ciò dovrà decidere il gip dopo che la Procura ha espresso parere negativo sulle istanze presentate da altri indagati, tra cui l'ex assessore regionale Michele Civita.

Proprio l'esponente del Pd, secondo quanto emerge dal verbale di interrogatorio di garanzia depositato dalla Procura, ha sosteno che Parnasi non gli avrebbe "mai fatto una proposta indecente perché conosceva come la pensavo. Il mio errore è stato di avergli chiesto aiuto per mio figlio per intraprendere un’attività professionale. Per me la vicenda dello stadio era chiusa".

Intanto, Parnasi è stato trasferito dal carcere di San Vittore di Milano a quello romano di Regina Coeli. Dalle carte dell'indagine, infine, emerge un vero e proprio sfogo di Parnasi sulla lungaggini burocratiche del mega-progetto Stadio. "Questi sono tutti figli di puttana alla fine! - tuona con i suoi collaboratori - e pensano al loro culo politico, non pensano a Roma, non frega un cazzo nessuno, questa è la verità: di Roma non gliene frega un cazzo nessuno".


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