Staffetta tv per il grande Pd

PRIMARIE/ZINGARETTI, MARTINA E GIACHETTI PRESENTANO IL PROGRAMMA

di Marcello Campo


ROMA. Niente duello tv tra i candidati segretari dem. Per organizzare quel format, tipicamente americano, manca l’accordo tra i leader. Almeno finora. Così, in vista dei gazebo del 3 marzo, va in onda solo una sorta di ‘staffetta’ negli studi di Rai 3, tra Roberto Giachetti, Maurizio Martina e Nicola Zingaretti, tutti in qualità di ospiti del programma di Lucia An- nunziata “Mezz’ora in più”. I tre, come ha ironizzato la stessa giornalista, si sono avvicendati sulla stessa sedia, uno dopo l’altro, come studenti a un esame, interloquendo tra loro, ma solo a distanza su programmi e idee per il futuro del partito. Convitato di pietra del con- fronto la figura di Matteo Renzi e, conseguentemente, la stagione dei governi precedenti al tonfo elettorale del 4 marzo. L’ex premier ed ex segretario ufficialmente resta fuori dai giochi congressuali, ma è molto presente in questi giorni sulla scena politica, impegnato nella promozione del suo ultimo libro. Una figura il cui ruolo viene sminuito da Martina e Zingaretti, mentre viene esaltata da Giachetti che si autodefinisce “fedele” al progetto che l’ex premier aveva avviato. “Il tema - liquida invece Martina - non è cosa faccia Renzi, ma cosa fa la destra pericolosa che sta governando il Paese. Se fossi segretario proporrei una segreteria unitaria”. “Io - chiarisce Zingaretti - voglio un Pd che offra confronto. Mi auguro che Renzi ci sia. Poi deciderà lui cosa fare e rispetterò ogni su scelta”. Proprio il governatore del Lazio, al momento, secondo i sondaggi, in testa per la leadership dem, annuncia che pensa a degli Stati Generali “su tre pilastri della nuova Italia, lavoro, ambiente e scuola”. Quindi annuncia che se fosse lui il segretario e se ci fosse una crisi, “ferme le prerogative del Capo dello Stato”, chiederebbe elezioni anticipate. Nessuna apertura di credito quindi ai vertici dei Cinque Stelle per un accordo di governo, ma dialogo solo con gli ex elettori del movimento delusi dalla sua politica. Su questo punto c’è intesa con Maurizio Martina, secondo il quale i 5s hanno ormai “perso l’anima, sono di destra”. “Non ho niente da dire - osserva l’ex ministro dell’Agricoltura - con chi parla con i gilet gialli estremisti. Ma sono miei interlocutori gli elettori che votavano Cinque stelle per la voglia di cambiamento”. Martina è vicino a Zingaretti anche nell’autocritica riguardo l’azione di governo del centrosinistra. “La questione sociale - lamenta - è stato il nostro tallone d’Achille: sono orgoglioso del lavoro fatto, ma inquieto per quello che non abbiamo fatto”. Anche Zingaretti sottolinea che il Pd deve porsi il problema di “dare una risposta più convincente ai problemi degli italiani, che evidentemente fino a oggi non è riuscito a dare”. Un processo che sia Martina, sia Zingaretti, vedono aperto a tutta la sinistra. Roberto Giachetti la pensa in modo diverso. Rispondendo a chi ‘salvare’ nel Pantheon dei grandi saggi del centrosinistra italiano, fa dei distinguo netti, del resto ribaditi più volte: “Se si parla di Veltroni ok. Se si parla di D’Alema e degli altri scappati di casa - sottolinea l’ex radicale - allora è meglio che vadano dove sono andati”.

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