Stallo Mes, Gualtieri nel mirino

ARRIVA LA REGIA FONDI. IRA M5S MA MEF RASSICURA SULLE CASSE DELLO STATO




di Michele Esposito


ROMA. Si scrive Ciae si legge coordinamento tra Palazzo Chigi, ministeri e enti locali. La regia dei 209 miliardi che arriveranno con il Recovery Fund sarà sostanzialmente affidata a questi attori. Tutti, secondo il decreto che nel 2015 ha istituito il Comitato interministeriale per gli affari europei, hanno diritto a sedersi al tavolo del Ciae. E l’ultima parola, comunque, spetterà al premier Giuseppe Conte. Ma il capo del governo, se da un lato si avvia a risolvere il nodo task force, dall’altro è chiamato ad un’accelerazione sul Mes. Il fondo salva-Stati continua a generare tensioni e, in queste ore, a finire nel mirino è il titolare del Mef Roberto Gualtieri. Il suo ragionamento riportato dalle pagine del Sole 24 ore, in cui il Mes viene definito come decisivo per le casse dello Stato, crea “stupore” tra i ministri del M5S e irritazione, a dir poco, nel Movimento. Secondo il quotidiano di Confindustria Gualtieri avrebbe spiegato il ruolo del Mes per le sorti delle casse dello Stato nel 2020 nel corso dell’ultima riunione dei capi delegazione. In mattinata è il Mef a smentire il ragionamento del titolare dell’Economia. “Gualtieri non ha mai pronunciato quelle parole e per il bilancio dello Stato non esiste alcun problema di cassa”, spiegano fonti di via XX settembre. E, in serata, il ministero spiega che le disponibilità liquide del Tesoro sono pari a 80 miliardi, lo stesso livello del 2019. Non solo. Le aste dei titoli di Stato confermano la fiducia dei mercati, con emissioni di 100 miliardi superiori al 2019. Dati che non bastano a spegnere le polemiche. “I conti dell’Italia sono in ordine. Alzare continuamente l’asticella non serve a far lavorare bene il Paese. Pensiamo a programmare bene i fondi del Recovery”, avverte il viceministro al Mef Laura Castelli. “Pur di rifilarci il Mes come pretende il suo Pd, Gualtieri parla di problemi di cassa per l’Italia”, attacca Matteo Salvini. Nelle chat del Movimento montano rabbia e sgomento. “Così stiamo dicendo agli investitori che siamo inaffidabili”, è il tam tam che rimbalza tra i 5 Stelle. Con un corollario che è anche un sospetto: “veniamo dal successo in Europa, a chi giova destabilizzare puntando tutto sul Mes?”, è la domanda che circola nel Movimento. Conte, da parte sua, accoglie il retroscena del Sole 24 Ore con silenzio. Ma, sottolineano fonti di Palazzo Chigi, interpellate in serata al riguardo, tra il capo del governo e il titolare dell’Economia non c’è alcuna tensione. E, se la smentita del Mef riporta la calma nel governo e anche nel M5S, sul tavolo del premier resta il nodo del Fondo salva stati. Un nodo, è la convinzione che serpeggia nella maggioranza, che il governo dovrà risolvere prima del Parlamento. “Ci siederemo e valuteremo nell’interesse nazionale. Sarà una valutazione pragmatica”, spiega il titolare degli Affari Ue Enzo Amendola. Proprio Amendola nel Ciae ha di fatto il ruolo del vice di Conte. Ma la scelta del Comitato accontenta un po’ tutti. Luigi Di Maio e Roberto Gualtieri vi siedono di diritto, così come i ministri di volta in volta “competenti”. E vi hanno accesso anche Regioni, Comuni e Province ,secondo il decreto istitutivo. Un ruolo decisivo, poi, lo avrà il Comitato Tecnico di Valutazione, composto da uno-due membri per ciascun ministero. Sarà questa la parte “tecnica” della task force. Il Ciae non esclude l’istituzione della commissione Bicamerale sulla quale c’è una piena convergenza tra Pd e FI. Ieri, la capogruppo alla Camera Mariastella Gelmini deposita la proposta di legge ad hoc per la commissione. Sul quale, di fatto, anche il M5S è pronto a convergere. “Decide il Parlamento”, spiega Amendola assicurando che sul Recovery verranno coinvolte Camere e opposizioni. Certo, Ciae e Bicamerale avranno tempistiche diverse. Il Comitato è destinato a riunirsi nei prossimi giorni. Prima di settembre è invece difficile che possa nascere la Bicamerale. Anche perché, a partire dalla legge elettorale, la tensione in maggioranza è altissima. Ieri è stato Emanuele Fiano ad attaccare frontalmente Iv. “Visto che non ha rispettato i patti il Pd parlerà con tutto il Parlamento”, spiega il relatore del Germanicum annunciando che il 28 luglio si tornerà a chiedere la calendarizzazione del testo e anticipando la strategia dei Dem: quella di creare una maggioranza “alternativa” sulla legge elettorale, tema - sottolinea Fiano - non del governo. Non sarà facile. Ma, in questo, il Pd, ha la sponda del M5S. “L’accordo era chiaro, io rispetto quel che dico”, è il messaggio che Di Maio recapita a Nicola Zingaretti.

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