Stile per un mondo difficile


MODA/LE SFILATE DI NEW YORK PRESENTANO ABITI DI LUSSO “SENZA STAGIONI”


NEW YORK. Romantica e forte allo stesso tempo: una Barbara Stanwyck, orfana a 4 anni che nel 1944 divenne la donna più pagata d’America, o una Kim Basinger per guardare più vicino a noi, sono le muse che ha avuto in mente Michael Kors nei sei mesi in cui ha disegnato la sua prossima collezione non più pensata per la primavera-estate, né per l’autunno-inverno, ma per un mondo “molto complicato” e “sempre più difficile, un mondo pieno di drammi e paure e in cui non esistono più le stagioni. Un ottimista per indole, lo stilista americano è convinto che, anche in questo mondo, “la moda può cambiare il tuo spirito” e agisce e disegna di conseguenza. Pensando a clienti di tutte le età (in passerella le modelle avevano dai 22 ai 43 anni) Kors ha regalato una buona dose di romanticismo con un’iniezione di forza e di vitalità: da un lato le spalle marcate e il punto vita ben definita di giacche e soprabiti, dall’altra un flirt appassionato con pic- coli fiori 3D ricamati su abiti e gonne svolazzanti sotto il ginocchio. Le cami- cie dai grandi colli hanno le maniche lunghe perché “la stagionalità è finta”, ed è per questo che, in ossequio al trend “vedi e compra”, una dozzina di pezzi della collezione tra cui le scarpe dal tacco vertiginoso con altissima zeppa e la nuova borsetta Mia a tre colori sono disponibili gia’ da oggi sul sito online e nel negozio Kors dell’Upper East Side. E’ una tendenza abbracciata in pieno da Ralph Lauren che ha bloccato da martedì Madison Avenue in vista della sfilata di ieri sera con la collezione immediatamente in vendita nella flagship all’altezza della 72esima strada. Una rivoluzione che Vogue ha salutato come “Maometto e la montagna che si vengono incontro”.Coach 1941 ha sfilato in un hangar sull’Hudson ma, come in una copertina del New Yorker di Saul Steinberg per il New Yorker il britannico Stuart Vevers ha guardato ben più a occidente: alle sterminate praterie del Midwest e del West, alla route 66 attraversata quando era giovane l’America della controcultura. Spettacolare il set: un cimitero di auto anni Cinquanta e Sessanta e un tributo al re del rock ‘n’ roll Elvis Presley i cui ritratti compongono i collage stampati sulle t-shirt della casa, indossate sotto le giacche da biker impreziosite da frange, borchie e occhielli metallici.

La ragazza Coach, in prima fila Wy- nona Rider e la dodicenne Millie Bobby Brown dell’ultimo show cult “Stranger Things” di Netflix, veste country come nella Piccola Casa sulla Prateria, ma i fio- rellini e i pizzi sono dark, quasi gotici, le gonne trasparenti. “Una beatnick ribelle, on the road, che sovverte l’American Style con influenze della controcultura” spiega Vevers nella nota allegata al programma.


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