“Stop al traffico di armi”

LIBIA/L’APPELLO DEL SEGRETARIO GENERALE DELL’ONU ANTONIO GUTERRES


IL CAIRO. Un traffico internazionale fuori controllo di armi sta alimentando il caos libico: l’Sos è delle Nazioni Unite, che hanno lanciato un appello che arriva dritto dal vertice, dal segretario generale Antonio Guterres (nella foto) alla comunità internazionale, perché ogni Paese controlli le navi che lasciano i suoi porti o transitino nelle sue acque territoriali dirette in Libia. Guterres ha motivato il proprio appello con la “singolare iniziativa” presa dall’Ue a fine marzo di prolungare la missione navale europea EunavforMed però togliendole le navi.


Oltre che per contribuire ad arginare il traffico di migranti sui gommoni, l’operazione “Sophia” aveva come incarico anche quello di aiutare nella sorveglianza europea sul rispetto dell’embargo sulle armi alla Libia: un compito che ora Guterres chiede agli Stati di assolvere individualmente.

Il messaggio, contenuto in un rapporto del segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres

e circolato nelle ultime ore, denuncia uno dei propellenti del conflitto che, tra l’altro, sta avendo drammatiche ripercussioni sulla popolazione civile: sono diventate ormai circa 75 mila le persone in fuga a causa dei combattimenti in corso dal 4 aprile tra le forze governative del premier Fayez al-Sarraj e quelle del generale Khalifa Haftar per il controllo di Tripoli. La cifra è stata fornita dall’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari (Ocha), che ha sottolineato come il 48% degli sfollati siano bambini. Il dato di 75 mila senzatetto segna un aumento di 10 mila persone rispetto a meno di due settimane fa. Nel rapporto, stilato sulla scorta di recenti sequestri in scali libici, Guterres definisce “rilevante come non mai” che gli Stati “nelle proprie acque territoriali o porti ispezionino cargo” destinati alla Libia.

Il segretario generale ha anche citato rapporti di violazioni dell’embargo sulla fornitura di armi al Paese in vigore dal febbraio 2011, quando il caos iniziò con la caduta del dittatore Muammar Gheddafi.

Informazioni pervenute all’Onu evidenziano l’ingresso in Libia di armamenti, inclusi aerei e lanciarazzi, destinati ad “entrambe le parti” in conflitto, come ha sintetizzato di recente per il Financial Times (Ft) la numero due delle missione delle Nazioni unite nel paese nordafricano, Stephanie Williams. Precedenti rapporti dell’Onu, ha ricordato il giornale, hanno indicavano gli Emirati arabi uniti e l’Egitto fra i Paesi che - nel loro caso, a sostegno di Haftar - hanno violato l’embargo libico sulle armi. Diversi osservatori, come ad esempio l’analista libico Mustafa Fetouri, indicano in Turchia e Qatar i fornitori di armi per le forze governative.

Tra indiscrezioni accreditate ad esempio dall’analista Arnaud Delalande e le smentite, soprattutto di Mosca, sono sospettate di giocare un ruolo, anch’esso a sostegno di Haftar, pure Francia e Russia. A conferma di quanto il “grande gioco libico” sia allargato e trasversale, di recente si è parlato addirittura di Iran a causa di una nave bloccata con un carico sospetto a Misurata.

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