Sud, sgravi per chi assume


REFERENDUM/RENZI PROMETTE 730 MILIONI PER ESTENDERE LA DECONTRIBUZIONE


CAGLIARI. Matteo Renzi mette sul ta- volo 730 milioni di euro per il Sud, per estendere anche all'anno prossimo la totale decontribuzione per le imprese che assumono giovani e disoccupati. Ma non solo. Al Sud - dove proba- bilmente il premier pronto a 'lottare come un leone, fino all'ultimo, per la vittoria del sì al referendum, guarda anche ai sondaggi - torna a promettere anche investimenti pubblici. Perchè - dice parlando a Caltanissetta in Sicilia - "i soldi ci sono e gli alibi stanno a zero: se ci sono problemi negli appalti si arrestano i ladri non i lavori", scandisce. "Per troppo abbiamo sprecato tempo perché qualcuno ha pensato di far vincere la cultura dell'austerity e quindi ha dimezzato gli investimenti pubblici in Italia, con un ragionamento suicida che ha portato la riduzione di 20 miliardi di finanziamento", aggiunge tornando a puntare il dito anche sull'Europa. E con un gesto plastico, in un cantiere della Agrigento-Caltanissetta- tocca una bandiera europea: "E’ qui con noi al nostro fianco" ma "l'Ue faccia il suo me- stiere" che è promuovere la "crescita", scandisce per poi tornare a criticare anche il fronte dell'est su quei muri e quell'atteggiamento sui migranti che ha spinto l'Italia verso il 'veto' (la riserva per ora) al bilancio Ue. Ma è del sud che oggi, tra Sicilia e Sardegna (dove tra l'altro incontra anche un ospite d'eccezione il presidente cinese Xi Jianping), Renzi vuole parlare. Per convincere che la sua ricetta è giusta. Che quel 'sì al referendum' è necessario per cambiare le cose. "Se il sud riparte l'Italia diventa la locomotiva d'Europa", dice forte anche dei dati sul Pil ma tornando a sottolineare che non ci possono essere "due Italie" dove una traina l'altra: "non può crescere solo il nordest", scandisce, incassan- do applausi. Il suo tour di ieri - prima a Caltanissetta, poi a Palermo e Cinisi e infine a Cagliari - è comunque tutto orientato alla campagna per il 'sì'. Il premier, ancora una volta, spinge l'acceleratore, spiega che chi "vota no difende la casta", "mantiene la palude", che "un giorno si mangerà le mani". Perchè quelle riforme le hanno volute tutti, le chiedono tutti da sempre. E torna ad attaccare il fronte del 'no', parlando - tra una battuta ed un imitazione del cavaliere - di un "Berlusconi che sta insieme a Magistratura Democratica, di un Vendola insieme a La Russa". "Chi vota no per farmi dispetto non cambia per 20 anni", afferma tornando a dire che il 4 dicembre non sarà un "voto su di lui". Poi aggiunge: "chi vuole rottamarmi per 30 anni voleva cambiare le cose". E fa un siparietto sulla prossima legislatura: "ve lo immaginate il prossimo Parlamento che vorrà tagliare parlamentari e costi della politica". Ieri in Sardegna Renzi ha visto anche il presidente cinese Xi. Una cena a porte chiuse. Blindate in un famoso resort di Pula. Nessun incontro o dichiarazione con la stampa. Ma un contatto importante. Solo un mese fa si erano incontrati a margine del G20 di Hanghzou. E tornano a sedersi al tavolo per rafforzare una alleanza che - spiega Renzi - punta ad "attrarre investimenti". E consolidare quelli già in cantiere (solo in Sardegna Huawei ha un importante progetto da 20 milioni per le smart-cities). Ma anche, c'è da scommeterci, per uno scambio di visione sullo scenario post-elezione di Donald Trump. Con la Cina che guarda a Roma, tradizionale alleato di Washington, all'ombra dei nuovi venti protezionistici annunciati dalla prossima amministrazione americana. E Renzi che guarda a Pechino come una sponda in Oriente.


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