“Sui conti tiriamo dritto”



MANOVRA/IL GOVERNO INVIA LA LETTERA DI RISPOSTA ALLE RICHIESTE DI BRUXELLES

ROMA. Nessun arretramento sui pilastri fondamentali della manovra come deficit e crescita, ma clausole salva deficit rafforzate e un piano di dismissione da 18 miliardi, è l’offerta del governo alla commissione europea per evitare la procedura di infrazione per debito.La risposta di Roma arriva a una manciata di minuti dalla scadenza con un Consiglio dei ministri serale che approva una nuova versione del Draft budgetary plan, preceduto da un vertice con il premier Conte, i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi di Maio e il ministro dell’Economia Giovanni Tria. “Stiamo lavorando a una manovra che garantisce più posti di lavoro, più diritto alla pensione e meno tasse non per tutti ma per tanti italiani. Se all’Europa va bene siamo contenti, sennò tiriamo dritto”, aveva anticipato Matteo Salvini al suo ingresso a Palazzo Chigi per il vertice di governo. Ed ecco che dopo due ore si materializza una risposta, sostengono fonti della Lega, appunto “di attacco e non di difesa” e che non va a ledere il progetto espansivo degli alleati giallo-verdi grazie al quale il pil italiano è destinato a crescere, secondo le previsioni del governo, dell’1,5% nel 2019. Il governo rivendica la conferma dell’impianto della manovra anche per quanto riguarda le misure chiave e, sempre secondo fonti della Lega, vi sarebbe inoltre un’accelerazione sul fronte della riforma delle pensioni: quota 110 infatti potrebbe partire da subito. “La notizia che devo dare agli italiani - afferma Di Maio davanti a Palazzo Chigi al termine del Cdm - è che il reddito e la pensione di cittadinanza, il superamento della Fornero con quota 100, le misure per i risparmiatori truffati, che rimborseremo, sono provvedimenti che non cambiano”. Confermati anche i controlli trimestrali sulla spesa e la destinazione dello 0,2% degli investimenti idrogeologici. A sostenere la propria tesi che l’Esecutivo sceglie di presentare a Bruxelles, a corredo della lettera, anche un piano di riforme ampio che va dagli investimenti per le infrastrutture, al codice per gli appalti, dalla lotta al dissesto idrogeologico alle misure per la sburocratizzazione. Non è detto che gli sforzi messi in campo dal governo possano bastare all’Ue per cambiare idea sulla qualità dei conti pubblici italiani e forse non basteranno neanche a rallentare l’iter che potrebbe portare ad aprire un’infrazione nei confronti di Roma. Ma su questo Di Maio chiarisce: “Per quanto riguarda eventuali clausole di salvaguardia il nostro obiettivo è il 2,4% di deficit perché crediamo nella crescita all’1,5%. Non abbiamo aggiunto niente a quello che già leggete nella manovra di bilancio perché non ci sono novità legislative ma c’è l’impegno a mantenere quelli che sono i saldi indicati, quindi non facciamo i furbi sul deficit”. Certo, a complicare l’operazione a cui sono chiamati gli alleati giallo-verdi, obbligati a tenere insieme la difesa della propria impostazione e la necessità di dialogo, sono arrivate le critiche compatte delle principali istituzioni italiane e alle quali si è aggiunto il Fondo monetario internazionale: vista da Washington, l’Italia appare “vulnerabile”, con il debito ‘monstre’ come primo nemico da abbattere se si vuole evitare, osservano i supertecnici internazionali, di far scivolare il Paese in recessione. Un confronto quello con l’Europa che oggi sembra un po’ più a portata di mano grazie anche alle parole della cancelliera tedesca Angela Merkel che negli ultimi tempi non si era invece esposta: “L’Italia è un Paese fondatore dell’Ue e ha deciso con gli altri le regole. E’ importante - ha sottolineato - giungere a una soluzione ed è importante che lo si faccia nel dialogo con la Commissione europea. Lo ha detto anche il premier Conte”.


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