Suicida il pediatra pedofilo



MILANO. “Perdonatemi, vi amo”. Sono le parole di commiato scritte a familiari ed amici da Alberto Flores D’Arcais, il pediatra che ieri mattina si è gettato dalla finestra di casa sua, al sesto piano di una palazzina di via Belgirate a Milano. Ha deciso di uscire di scena così il primario dell’ospedale di Legnano (Milano), arrestato con l’accusa di atti sessuali con minorenni, e ai domiciliari dallo scorso luglio, che all’alba di ieri si è tolto la vita. Sui suoi due personal computer la Procura di Busto Arsizio (Varese), che gli contesta di aver approfittato di 18 sue giovanissime pazienti, tra i 6 e i 14 anni, durante le visite mediche, ha trovato oltre cinquemila file pedopornografici. In più, una decina di giorni fa, si è visto negare la richiesta di revoca dei domiciliari presentata dal suo difensore, l’avvocato Massimo Borghi. Forse il medico, che aveva avuto un crollo emotivo poco dopo l’arresto e, da qualche tempo,pare molto depresso, non ha più retto. A dare l’allarme sono stati i suoi vicini di casa, dopo aver scoperto il corpo riverso nel cortile interno dello stabile. Quando i carabinieri di Milano e i soccorritori del 118 sono arrivati sul posto, non hanno potuto fare altro che chiamare il medico legale per la constatazione del decesso. Nel salone del suo appartamento, tra le sue cose più care, il pediatra ha lasciato un biglietto alla ex moglie e alle figlie e dieci lettere di commiato in buste chiuse, indirizza- te sempre alle tre donne, ad altri familiari, ad amici e colleghi tutti “sconvolti”. Le missive, che potrebbero contenere anche qualche disposizione testamentaria, sono state sequestrate e ora, prima di es- sere restituite ai legittimi proprietari, dovranno essere vagliate dal pm milanese Lucia Minutella. Pm di turno, che ha aperto un fascicolo senza titolo di reato e a carico di ignoti e ha disposto comunque l’autopsia. Probabilmente proprio in quelle lettere il primario, sospeso dal suo incarico il giorno dopo il suo arresto, ha spiegato nel dettaglio il perché del suo gesto, anche alla luce di quanto rinvenuto nei suoi computer da una perizia informatica affidata ad un consulente dalla Procura di Busto. Cinquemila file di materiale pedopornografico, immagini, accessi a siti web a pagamento e a un portale di racconti di abusi su minori (tra cui alcuni relativi ad abusi sessuali di una fantomatica dottoressa su un bambino di undici anni), erano custoditi nei due pc personali di D’Arcais. “Il consulente aveva appena terminato le perizie sui due computer - ha spiegato il procuratore della Repubblica Gianluigi Fontana -: sia i legali delle famiglie delle bambine coinvolte sia il consulente di D’Arcais ne erano informati”. Il legale del medico, però, ha spiegato di non aver ancora avuto accesso alla documentazione: “Il nostro consulente aveva intenzione di esaminarla la prossima settimana”. Ieri mattina il suicidio.


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