“Sul bilancio decide il governo”

ECONOMIA/IL MINISTRO TRIA OFFRE UNA SPONDA A SALVINI, MA TIENE IL PUNTO

di Domenico Conti


ROMA. Il vertice ombra al Viminale, nel quale il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini ha discusso della manovra con 43 esponenti di sindacati e associazioni, trova un argine nel ministro dell’Economia Giovanni Tria. Che lo definisce - a parte la sede istituzionale - “un’iniziativa di partito”, e rivendica alla collegialità del governo le scelte sulla legge di bilancio 2020. Tria aveva aggirato l’argomento in mattinata, dicendo di non sentirsi scavalcato dalla mossa di Salvini. Durante un’audizione congiunta alle Commissioni bilancio di Senato e Camera sul decreto ‘salva conti’ che promette di sforbiciare 7,6 miliardi di indebitamento per evitare una procedura Ue, il ministro dell’Economia dice “non voglio entrare nel merito di quella riunione perché, al di là della location, mi è sembrata un’iniziativa di partito che incontra le parti sociali”. E “se il governo condivida o no quanto detto in quella riunione non spetta a me dirlo, portiamo avanti il nostro lavoro condiviso per la legge di bilancio 2020”. Se, da una parte, Salvini spinge per la ‘sua’ flat tax con le sigle sindacali, dall’altra l’altro vicepremier, Luigi Di Maio, avverte che è “inaccettabile” finanziarla togliendo gli 80 euro del ‘bonus Renzi’. E sfida la Lega sul provvedimento- bandiera: “Se si vuole fare la flat tax ben venga, l’unica cosa che non ho visto ancora sono le coperture”. Tria aveva avvertito che la flat tax, una sorta di elefante nella cristalleria della legge di bilancio (15 miliardi stimati dallo stesso Salvini per finanziarla), non può essere finanziata con entrate una tantum come un nuovo condono, come pare si sia ipotizzato nel vertice al ministero di Salvini. “E’ evidente che ogni legge di bilancio e in particolare la prossima richiederà delle scelte politiche impegnative da parte del governo, che dovranno essere condivise”, avverte il ministro al Senato. La legge di bilancio, che le stime danno fra i 40 e 50 miliardi, deve fare i conti con la volontà politica di trovare “misure alternative” (lo ha confermato il ministro dell’Economia ieri) all’aumento delle aliquote Iva messo nero su bianco nel Def per stare dentro ai parametri europei: 23 miliardi di coperture solo per questo capitolo. Per la flat tax ci sono “vari, possibili disegni alternativi”, risponde Tria. Risorse che il governo conta di reperire “contenendo la spesa corrente, un perime- tro molto vasto” (ma che non includerà sanità o istruzione), sulla revisione degli sgravi fiscali, su entrate attese in aumento strutturale grazie anche a fatturazione e scontrini elettronici. L’appuntamento della nota di aggiornamento del Def, a fine settembre, farà il punto anche sui risparmi sulle spese pro- grammate per il reddito di cittadinanza e ‘quota 100’ per quest’anno, che Tria si aspetta superiori agli 1,5 miliardi indicati all’Ue. Anche sui tempi della manovra, dopo l’accelerazione ipotizzata da Salvini, che torna ad incalzare ma fa un passo indietro riconoscendo che questi “sono dettati dal presidente del Consiglio”, Tria abbassa i toni della polemica: i tempi sono quelli del semestre europeo e delle procedure italiane. Ma al di là delle schermaglie politiche, resta la realtà dei numeri. Una quadra difficile da trovare se non si vuole innescare un nuovo braccio di ferro con la Commissione europea, tanto più che la previsione di crescita 2019 dello 0,2% per Tria “rimane valida sebbene vi siano rischi al ribasso”. Il ministro non si sbilancia, non risponde, in particolare, alla domanda se il deficit scenderà nel 2020. Al punto da attirarsi addosso l’ironia della senatrice dem Maria Elena Boschi: “Quando si viene in audizione di solito si risponde alle domande, non è a tema libero”, e dunque a questo punto “potremmo chiedere l’audizione del ministro Salvini” per riferire sulla manovra 2020

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