Sul tir le impronte di Amri


BERLINO/PROVATA L’IDENTITÀ DEL KILLER. CONFERMATA ANCHE LA MORTE DELL’ITALIANA


BERLINO. Le impronte digitali trovate nella cabina del tir maledetto confermano che il tunisino AnisAmir è il killer della strage di Berlino.Mentre l’Italia piange Fabrizia Di Lorenzo: le speranze per la ragazza di Sulmona erano ormai ridotte al lumicino e ieri, dopo gli esami del dna, è arrivata la conferma ufficiale della morte. “Una cittadina esemplare”, l’ha ricordata il premier Paolo Gentiloni, mentre il capo dello Stato Sergio Mattarella ha parlato di “grande dolore”. Con il ritrovamento delle impronte, gli inquirenti sanno almeno di essere sulle tracce dell’uomo giusto, sebbene il ministro dell’Interno tedesco Thomas de Maizière parli ancora prudentemente di “alta probabilità”. La caccia è aperta in tutta Europa, la procura generale ha confermato il mandato di cattura. E a comporre il profilo di estremista islamico del tunisino si aggiungono sempre nuovi tasselli. Uno, fornito da un fratello interpellato dalla Bild, indica cheAnis Amri potrebbe “essersi radicalizzato nei quattro anni trascorsi in cella in Italia”, durante i quali è passato da un carcere all’altro della Sicilia, facendosi notare per violenze e disordini. Ma dalla documentazione carceraria che lo riguarda “non emergono dati relativi a una sua radicalizzazione”. Il contesto dell’estremismo islamico è invece più evidente in Germania, dove Amri è arrivato nel luglio 2015. Ed è in quel periodo che ora gli inquirenti cercano di scavare: al setaccio la rete di contatti che si addentra negli ambienti salafiti tedeschi con legami con l’Isis, come quelli legati al predicatore irachenoAbu Walaa, al cui circolo Amri faceva riferimento “pur non essendo uno dei membri più stretti”, come ha rivelato la Sueddeutsche Zeitung. Diversi blitz della polizia hanno interessato almeno tre città: Berlino, Dortmund e Emerich sul Reno. Sono i luoghi che racchiudono la “vita tedesca”diAmri,quelliincuihaabitato o risultava ufficialmente registrato. Nel blitz della polizia ci sono stati 4 fermi a Dortmund, con brevi interrogatori e successivi rilasci.Ad Emerich è stato perquisito il centro profughi nel quale Amri era registrato. A Berlino irruzioni in appartamenti a Kreuzberg e Prenzlauer Berg e in un’associazione- moschea ritenuta crocevia di estremistiislamici. “Sono tutti luoghi in cui Amri ha soggiornato” o che ha frequentato, ha spiegato la procura generale, aggiungendo che “finora non è stato effettuato alcun arresto” ma che “le misure sono ancora in corso”. La caccia continua, accanto alle polemiche per quella che uno dei maggiori esperti di terrorismo tedeschi, Peter Neumann, ha definito alla Dpa“il fallimento della sicurezza”. Il settimanale Focus ha scritto che la polizia criminale del Nordreno-Vestfalia (Lka)era a conoscenza dei piani di Anis Amri di compiere attentati in Germania “almeno dalla scorsa estate”. La Sueddeutsche ha scovato nelle carte degli inquirenti che il tunisino “si era addestrato in Bassa Sassonia per combattere in Siria con l’Isis”. Dagli Usa il New York Times ha rivelato che il super-ricercato era nel radar delle agenzie di intelligence ed era stato inserito nella no-fly-list statunitense. Lo Spiegel ha svelato che era anche nel mirino dei servizi tedeschi “per essersi offerto come kamikaze”. Aveva cercato online come procurarsi bombe e nella vita reale armi automatiche. Mentre il Paese tiene il fiato sospeso, Angela Merkel esorcizza la bufera politica che l’attornia dicendosi “fiera della reazione ragionevole della maggioranza dei tedeschi”.Infine c’è Berlino, alla ricerca della normalità perduta:ha riaperto ieri il mercatino della strage.


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