Tensione con gli “ortodossi”



SICUREZZA/SULLE RESTRIZIONI DELLA PROTEZIONE UMANITARIA NON C’È ACCORDO NEL M5S

ROMA. Momenti di tensione nella ricerca di un'intesa tra Lega e M5S sul decreto sicurezza e il ddl per la legittima difesa, due provvedimenti ora all'esame del Senato. Ma sul primo testo, molto caro al Viminale, scintille dentro i 5S. La battaglia sugli emendamenti parte in Commissione Affari Costituzionali: lunedì i vertici dei due partiti hanno raggiunto l'accordo sull'approvazione di una ventina di modifiche condivise, e il conseguente ritiro di tutte le altre: circa una sessantina ad opera dei pentastellati. Intesa che però non convince per nulla una parte dei 5 stelle, quella degli ortodossi che con l'ex ufficiale Gregorio De Falco, ora senatore 5S, decide di andare avanti con i suoi emendamenti, modifiche che toccano il cuore del provvedimento, attaccando le restrizioni della protezione umanitaria, da settimane al centro di un dibattito molto acceso. "Non ritiro nulla. Sostanzialmente - spiega in apertura di seduta in commissione - sto seguendo le indicazioni del presidente Mattarella". Ma De Falco va oltre, annunciando che, se la maggioranza dovesse bocciare i suoi emendamenti, potrebbe anche non votare il decreto. "Ci sono alcuni principi - sottolinea - sui quali io non posso deflettere avendo giurato sulla Costituzione da militare. E intendo mantenere questo giuramento". La Commissione Bilancio non ha ancora dato il suo via libera, quindi le votazioni in Commissione non sono ancora iniziate. Forse si comincia oggi perché il provvedimento è atteso in Aula per il 5 novembre con votazione finale già fissata il 6. Tuttavia, le posizioni di De Falco agitano il governo. Al Senato c'è infatti Nicola Molteni, sottosegretario all'Interno e vicinissimo a Matteo Salvini, che puntella l'intesa di maggioranza, sbarrando di fatto la strada al riottoso pentastellato: "Per noi - chiarisce - il decreto sicurezza è un provvedimento fondamentale per il bene del Pase, è una priorità. Siamo assolutamente disponibili a migliorarlo ma i capisaldidi questo decreto rimangono tali. Quindi, con riferimento agli articoli 1, 10 e 12, si tratta di elementi cardine del provvedimento, tali sono e tali rimarranno". Per capire, si tratta proprio degli arti- coli contestati dall'ala 'quirinalizia' dei Cinque Stelle e che riguardano in estrema sintesi: lo stop ai permessi di soggiorno per motivi umanitari sostituiti con permessi per meriti civili o cure mediche; il raddoppio da 3 a 6 mesi dei tempi di trattenimento nei Centri per i rimpatri; l'aumento dei reati per cui si revoca lo status di rifugiato. "Il decreto è perfettamente costituzionale. E' nel contratto di Governo, quindi - ribadisce Molteni - sono assolutamente convinto che Luigi Di Maio manterrà, come ha dimostrato fino ad oggi, lealtà e correttezza rispetto al contratto stesso". Qualche dissapore, poi parzialmente rientrato, anche sulla legittima difesa: su questo provvedimento l'ala dei Cinque Stelle considerata vicina al Presidente della Camera, Roberto Fico, ha presenta- to degli emendamenti che puntano a edulcorare il testo. Una mossa che provoca l'ilarità dell'azzurro Francesco Paolo Sisto: "Ormai leghisti e Cinque stelle sono come Stanlio e Olio. Dopo la cena della pace di ieri - commenta sarcastico - oggi litigano gof- famente". In serata la decisione dei Cinque Stelle 'ribelli', Gregorio De Falco, Paola Nugnes ed Elena Fattori, di ritirare le propo- ste di modifica della "discordia". Ma lo scontro non è concluso, semmai rinviato. Domani, una nuova riunione dei Capigruppo convocata a sorpresa, farà il punto sulla discussione di questo ddl. Mentre tutta la prossima settimana sarà dedicata all'esame in commissione del decreto sicurezza. L'Aula non si riunirà per consentire proprio alle commissioni di "lavorare al meglio".


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