Tiangong finisce nel Pacifico



SPAZIO/LA STAZIONE SPAZIALE CINESE RIENTRA, OGGI PIOVONO ALTRI DETRITI

ROMA. In una curiosa staffetta, la stazione spaziale cinese Tiangong 1 è appena uscita di scena che già sono in arrivo verso la Terra altri due detriti spaziali, più piccoli, destinati a rientrare nell’atmosfera oggi 3 aprile. Questo accade perché la spazzatura che si è accumulata intorno alla Terra è sempre più numerosa e la storia della stazione spaziale Tiangong 1 ha avuto il merito di avere sollevato il problema. Lanciata nel 2011 per essere il ‘Palazzo celeste’, la prima casa in orbita per i taikonauti, come si chiamato gli astronauti cinesi, la stazione spaziale Tiangong 1 avrebbe dovuto essere un veicolo dimostrativo e per questo avrebbe dovuto essere dismessa nel 2013. La mancanza di regole internazionali in materia aveva invece permesso che restasse in attività ancora per alcuni anni finché, all’inizio del 2016, venne perso il controllo dei veicolo, che cominciò a scendere verso la Terra. La sua storia si è conclusa alle 2.16 italiane del 2 aprile, quando al momento dell’ingresso nell’atmosfera il metallo ha cominciato a fondersi, si sono spezzati i pannelli solari e l’intera struttura ha ceduto, bruciando. Probabilmente sono sopravvissuti i componenti fatti con i metalli più robusti, come i serbatoi, parti dei motori, il meccanismo di aggancio. Se ci sono stati frammenti, sono fortunatamente caduti in mare, in una zona dell’oceano Pacifico meridionale che si trova a circa 780 chilometri a Est delle isole Samoa Americane. A identificare il luogo dell’impatto è stato il Joint Space Operations Center del Comando Strategico degli Stati Uniti, con l’aiuto dei satelliti per la sorveglianza spaziale che, grazie alla visione a infrarossi, hanno riconosciuto la firma lasciata dal veicolo spaziale in- candescente. Poiché l’impatto è avvenuto su un’area praticamente deserta, le scie di fuoco apparse nel cielo al momento del- l’impatto non hanno avuto testimoni, masono state probabilmente molto simili a quella lasciate dalla prima navetta automatica dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), l’Atv ‘Jules Verne’, il cui rientro controllato era stato filmato nel 2008. Raramente un veicolo spaziale in caduta libera verso la Terra è stato seguito con tanto interesse. Per Tommaso Sgobba, direttore dell’associazione in- ternazionale per la sicurezza spaziale Iaas (International Association for The Advancement of Space Safety), questo è avvenuto anche perché la zona a rischio era inizialmente molto vasta e comprendeva città popolose come Los Angeles, New York, Rio de Janeiro, Roma e Tokyo. In Italia, poi, il rientro della stazione spaziale cinese è stato seguito con tanta attenzione perché il Centro-Sud del Paese era tra le possibili zona di ricaduta”. Più in generale, ha aggiunto, “sta aumentando l’attenzione per eventi del ge- nere, anche a livello dell’Unione Europea”. Si sta andando, per esempio, verso la nascita di una struttura centralizzata che fornisca allerta e dati alle strutture di Protezione civile dei Paesi membri. “In futuro il problema del rientro dei detriti spaziali è destinato a tornare sempre più frequentemente alla ribalta”, ha osservato Sgobba riferendosi al fatto che “se oggi i veicoli spaziali attivi nell’orbita bassa sono almeno 600, nei prossimi dieci anni sono destinati a diventare 20.000, questo significa che se attualmente i rientri avvengono una volta al mese, tra dieci anni ne avremo uno al giorno”. Il 3 aprile, per esempio, si preparano a rientrare nell’atmosfera parte del razzo europeo Ariane 5 lanciato nel 2007 e un frammento del razzo indiano Pslv (Polar Satellite Launch Vehicle), lanciato nel 2012.


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