Tim/Fondi ed Elliott appoggiano i «sindaci scomodi»



MILANO. Si conferma fino all'ultimo un Collegio Sindacale 'scomodo’ quello di Tim, in scadenza con la prossima assemblea del 24 aprile e guidato da Roberto Capone che il Comitato dei gestori ha deciso di riconfermare anche per il prossimo triennio. In un anno e poco più, 2017 e inizio 2018, si è rivolto a Consob 6 volte per segnalare irregolarità nelle decisioni del cda, tutte riassunte nella relazione in vista dell'assemblea. Per il fondo Elliott, che ha deciso di non presentare una sua lista ma di sostenere quella di Assogestioni, i nomi proposti, a partire dall'attuale presidente Capone, "sono garanzia di indipendenza e rigore dunque in linea con l'obiettivo del fondo di promuovere un cambiamento della governance nell'interesse di tutti i soci", riferiscono ambienti finanziari vicini al fondo Usa. Mentre Vivendi ha presentato una lista con tutti nomi nuovi, i fondi, forti dell'1,5%, mettono in lista come sindaco effettivo anche Anna Doro (già general counsel di Generali fino al 2016). Tra i sindaci supplenti sono candidati il professor Franco Dalla Sega (insegna Contabilità e Bilanci all'Università Cattolica) e l'avvocato Laura Fiordelisi (Laways Avvocati Associati). Si configura, come prevede il regolamento del Comitato Gestori, quale lista di minoranza a cui spettano, in base allo statuto, 2 sindaci effettivi e due supplenti (dalla lista di maggioranza vengono tratti invece tre nomi per i sindaci effettivi e due supplenti). Se l'appoggio di Elliott chiamerà anche quello degli altri investitori istituzionali potrebbe però ribaltarsi la situazione come successe nel 2014 quando la lista dei fondi ottenne oltre il 50% dei voti e per integrare il numero dei consiglieri si ricorse al voto di maggioranza in assemblea, pescando tra chiera già candidato (ma creando imbarazzo al rappresentante dei fondi che non avendo indicazioni di voto dovette lasciare la riunione). Mentre i legali lavorano a questo e agli altri 'nodi’ che la doppia assemblea comporta, quelli di Vivendi per depotenziare la richiesta di revoca dei consiglieri fatta dal fondo Elliott che andrà al voto il 24 aprile e quelli del fondo americano per accelerare la trasformazione in una 'public company' ed evitare di andare al 4 maggio per il rinnovo del cda, gli organi societari - cda e collegio sindacale - fanno il punto sul lavoro di un anno e si rimettono al giudizio dei soci presentando le loro relazioni. Il board, nel report sul governo societario e gli assetti proprietari, riconosce che la coesione tre i consiglieri è stato uno dei suoi punti deboli ma anche la corporate governance può migliorare. Ma la relazione dei sindaci ricorda tutte le irregolarità segnalate alla Consob nell'ultimo anno: dai criteri con cui sono stati valutati 'indipendentì i consiglieri, al 'casò Michel Sibony che denota "una carenza dell'assetto organizzativo della Funzione Procurement Unit&Real Estate". Poi il tema del 'controllo’ da parte di Vivendi, segnalato più volte, la jv con Canal+ da qualificare di maggiore (anziché di minore) rilevanza e non ultima nell'operazione Persidera la procura data ad Advolis (nella sua qualità di Divestiture Trustee).


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