Torna il terrore in Somalia



MOGADISCIO/AUTOBOMBA DAVANTI AL MINISTERO DELL’INTERNO: NOVE MORTI

MOGADISCIO. L’esplosione di un’autobomba guidata da un kamikaze davanti ai cancelli del Ministero dell’Interno ha scatenato ieri mattina a Mogadiscio una battaglia e un inferno di fuoco in cui sono morte almeno nove persone e una decina di altre sono rimaste ferite, fino a quando, quasi un paio d’ore dopo, le forze di sicurezza sono riuscite ad uccidere i tre miliziani che, approfittando del caos, avevano fatto irruzione nell’edificio. Quando gli shabaab sono entrati in azione, nel ministero c’erano un gran numero di persone, poiché in Somalia il sabato è un normale giorno feriale. Per questo, decine di dipendenti o di visitatori sono rimasti intrappolati fino al termine della battaglia, mentre altri, secondo quanto hanno riferito dei testimoni, sono morti o rimasti feriti gettandosi dalle finestre nel tentativo di sfuggire al fuoco incrociato di aggressori e forze di sicurezza. L’azione è stata prontamente rivendicata - addirittura quando la battaglia era ancora in corso - dal movimento integralista islamico al Shabaab, cellula somala diAl Qaeda dal 2012, e si inserisce in una strategia di sangue per cui i suoi miliziani hanno preso spesso di mira obiettivi di alto profilo nella capitale somala. Al punto che gli al Shabaab sono tra l’altro ritenuti responsabili dell’esplosionedi un camion bomba che lo scorso ottobre ha causato a Mogadiscio la morte di oltre 500 persone, nell’attacco più sanguinoso nella storia della Somalia. In questo quadro è stato scelto l’obiettivo dell’attacco di ieri: il Ministero dell’Interno sorge infatti a poca distanza dal palazzo presidenziale e dal quartier generale del Parlamento e rappresenta una chiara indicazione della perdurante volontà degli integralisti islamici di colpire direttamente al cuore le fragili istituzioni del Paese per continuare a destabilizzarlo. Negli ultimi tempi l’amministrazione Trump ha intensificato le sue attività militari in Somalia, aumentando il numero di raid aerei con i droni contro gli al Shabaab e contro una piccola presenza di combattenti riconducibili all’Isis. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti ed altri Paesi della comunità internazionale hanno espresso preoccupazione perilpianodelleforzedisicurezzasomaledirilevare dalla forza multinazionale africana la responsabilità della sicurezza del Paese nell’arco dei prossimi pochi anni, perché, a loro giudizio, non sono ancora pronte.


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