“Tornerò il prima possibile”


MUTI ALLA SCALA DI MILANO/”CIAO RAGAZZI”. PEREIRA LO INVITA CON LA CHICAGO NEL 2020


MILANO. “Ciao, ragazzi”: è finita con questo saluto che si riserva agli amici la due giorni milanese di Riccardo Muti, che è tornato a dirigere sul podio della Scala con la sua Chicago Symphony Orchestra, dopo 12 anni di assenza. Una rentrée che ha portato in teatro il pubblico delle grandi occasioni, forse più che alla prima del 7 dicembre: il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, il sindaco Giuseppe Sala, Fedele Confalonieri, uno stuolo di banchieri (venuti anche a festeggiare per l’occasione i 90 anni del gruppo Bracco, sponsor della serata), il direttore musicale della Scala Riccardo Chailly il 20 gennaio; Miuccia Prada, Gualtiero Marchesi, Giorgio Squinzi, l’ex premier Romano Prodi, Gerald Depardieu, il direttore d’orchestra Zubin Mehta e l’ex sindaco Gabriele Albertini sabato. Insieme a loro i ‘fedelissimi’ di Muti che gli hanno urlato ‘Bentornato’, ‘Ci manca’, ‘questa è la sua Scala, non solo di Verdi’, gli hanno lanciato garofani e rose e lo hanno applaudito ogni sera per una decina di minuti. Lui ha presentato due programmi che (soprattutto quello della seconda serata con brani di Hindemith, Elgar e Mussorgskij)

hanno mostrato i tanti lati positivi della Chicago, che è considerata una delle primissime orchestre al mondo. Poi in entrambi i casi ha concesso un bis verdiano (la sinfonia del Nabucco la prima sera, l’ouverture dei Vespri siciliani la seconda). Non a caso l’orchestra sta facendo un tour dei principali teatri europei, da Parigi a Vienna. Il doppio appuntamento milanese è stato però qualcosa di speciale. E non solo perché sancisce la pace con il maestro che se ne era andato in modo a dir poco burrascoso nel 2005 per non tornare più finora. Muti ha preso la parola prima del concerto inaugurale per dedicare un brano alle vittime delle slavine e del terremoto, agli italiani che soffrono “in questo Paese flagellato”. E ha ripreso la parola alla fine del secondo concerto per ringraziare a nome suo e dei musicisti della Chicago. “Abbiamo passato due giorni meravigliosi - ha detto - Noi speriamo di tornare...”. Una frase non finita perché dall’ingresso del palco il sovrintendente Alexander Pereira ha urlato “nel 2020 per la prossima tournée”. C’è stato quindi un invito ufficiale fatto davanti a più di duemila testimoni a cui è seguita l’assicurazione che Muti e Chicago torneranno “il più presto possibile”. Resta invece aperta la questione del ritorno del maestro per dirigere un’opera. Pereira glie lo ha chiesto, anzi “sta facendo di tutto”, ha detto Muti, per convincerlo. Si parla della Forza del destino di Verdi, anche se il direttore continua a dire che vorrebbe fare la Wally di Catalani. Il problema, continua a dire, non è di volontà ma di tempo anche perché “a questo teatro - ha ammesso - io sono legato e sarò legato per sempre”.


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