Traditi dai bonifici bancari



ROMA. “Follow the money”. L’imperativo vale anche per chi indaga sul terrorismo jihadista. E proprio seguendo i flussi finanziari partiti dal commando degli attentatori di Parigi si è arrivati in Italia. A raccontarlo - nel corso di un’audizione alle commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia della Camera - è il Procuratore nazionale antimafia ed antiterrorismo, Franco Roberti.

Erano già emersi collegamenti tra l’Italia ed i terroristi che hanno colpito la capitale francese nello scorso novembre. In particolare,la presenza di uno degli attentatori, Abdeslam Salah, nato in Belgio di origine marocchina, era stata registrata ad agosto a Bari. Proprio a Bari i pm hanno un’indagine aperta che mira ad accertare se il capoluogo pugliese sia diventato una base per il supporto logistico e la fornitura di documenti a combattenti di ritorno da Siria e Iraq.

Roberti non si dilunga sui dettagli, “ci sono indagini in corso”, ma spiega: “Dopo gli attentati di Parigi abbiamo ricostruito, seguendo i money transfer, una rete che, partendo da uno degli attentatori di Parigi è finita in Italia. I flussi - rileva - sono partiti dall’attentatore e sono finiti ad un tizio che stava qui in Italia. Poi da questo tizio sono partiti altri trasferimenti attraverso money transfer verso altri soggetti che stanno in Italia e all’estero. Stiamo ricostruendo la rete che può anche essere un gruppo predisposto a fare atti di terrorismo nel nostro o in altri Paesi”.

L’accenno all’indagine viene fatto dal procuratore per sottolineare l’importanza di intensificare i controlli sui money transfer, perché, ricorda, “tutti gli attentati jihadisti, dall’11 settembre a Parigi e Bruxelles, sono stati preceduti da rimesse in denaro verso gli autori degli attentati stessi”. In proposito, il procuratore punta l’indice contro agenzie che hanno filiali in Italia e sede legale in Paesi europei “e che difficilmente fanno segnalazioni di movimenti sospetti: così sfugge una parte di flussi potenzialmente destinati a finanziare attività terroristiche”.

E’ importante, aggiunge, “avere gli strumenti per intervenire e prevenire. Negli attentati di Parigi e Bruxelles siamo arrivati tardi a ricostruire i flussi

finanziari ma ci siamo arrivati”. La Guardia di Finanza è in prima linea su questo fronte e lo scorso agosto ha creato una divisione apposita, il Gift, Gruppo investigativo sul finanziamento al terrorismo, all’interno del Nucleo di polizia valutaria per approfondire le movimentazioni di denaro a rischio. I numeri confermano il rafforzamento del monitoraggio: nel primo semestre di quest’anno sono state infatti 597 le segnalazioni di operazioni sospette analizzate dalla Gdf; è stato così già superato il totale registrato nell’intero 2015 (579). Dati analoghi li registra l’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia (Uif): 413 operazioni sospette nel primo semestre del 2016 contro le 348 di tutto il 2015.

Ci sono anche altre misure invocate da Roberti per migliorare il contrasto al terrorismo islamico. “Servono - rileva - interpreti affidabili per lingue e dialetti spesso incomprensibili. Questo è un problema serio sia per il numero esiguo che per la loro affidabilità”. Il procuratore auspica inoltre il “potenziamento degli uffici giudiziari che devono esser forniti di tecnologie più sofisticate per le intercettazioni telematiche”.

Infine, Roberti lamenta l’esclusione della Procura nazionale dal Comitato strategico di analisi antiterrorismo (Casa), che riunisce periodicamente al Viminale esponenti di forze di polizia, intelligence e magistrati per valutare lo stato della minaccia. “Avevamo chiesto - dice - di partecipare, perché possiamo dare un contributo di conoscenza. Ma non abbiamo avuto risposta”.


ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

ITALIAN LANGUAGE DAILY NEWSPAPER

PUBLISHED BY GRUPPO EDITORIALE OGGI

Tutti i diritti riservati @ GRUPPO EDITORIALE OGGI e A SOAKING MEDIA