Traffico internazionale di armi

QUATTRO ARRESTI FRA CUI L’ESTREMISTA DEL BERGIOLO. TROVATO UN ARSENALE DI ARMI DA GUERRA




di Valentina Rigano

VARESE. La capacità di acquistare e rivendere migliaia di armi da guerra “micidiali” e contatti all’estero per farle recapitare nelle zone “calde” del mondo e ovunque fossero richieste, partendo da box e appartamenti sparsi per la Lombardia, tra le province di Varese, Novara e Monza e Brianza. Di questo sono accusate quattro persone, arrestate venerdì dalla Digos di Varese, con il supporto della Sezione Antiterrorismo Interno della Polizia di Stato e coordinata dalla Procura di Busto Arsizio (Varese). Tra queste Fabio Del Bergiolo, 60 anni, gallaratese, ex funzionario della Dogana di Malpensa, esperto di armi e vicino ad ambienti di estrema destra, già finito in cella nel 2019 per aver tentato di vendere un missile e possesso di armi. Proprio dalla necessità di monitorare i suoi movimenti, una volta ottenuti i domiciliari lo scorso agosto (poi trasformati in obbligo di firma il 4 settembre), la Digos ha avviato una nuova indagine dopo essersi resa conto della capacità di Del Bergiolo di tessere contatti e gestire traffici con la complicità di altre tre persone, tutti pregiudicati residenti in Lombardia, di cui uno originario della Campania e l’altro della Sicilia. Secondo quanto emerso dall’inchiesta, culminata negli arresti e nelle perquisizioni effettuate in diverse abitazioni e cantine riferibili agli indagati, la compravendita di armi avveniva per lo più “estero su estero”, come ha spiegato il pm di Busto Arsizio Massimo De Filippo, spesso senza neppure “passare dal territorio nazionale, seppur anche qui, come testimoniano i sequestri, facevano affari”. Tra le armi vendute dalla banda ci sono mitra, fucili d’assalto Armsel Striker, mitragliatrici pesanti, mitragliette Uzi, kalashnikov, granate, pistole e migliaia di munizioni, destinate per lo più a Georgia, Af- ghanistan e Iraq, con un giro d’affari da migliaia di euro. “Parliamo di migliaia di armi finite all’estero, di milioni di munizioni”, ha dichiarato Eugenio Spina, Capo della Sezione Antiterrorismo Interno della Polizia di Stato, “armi da guerra come i micidiali candelotti sequestrati, che però escludiamo possano essere state dirette ad organizzazioni terroristiche interne o internazionali”. Per stanare i trafficanti gli uomini della Digos hanno utilizzato virus ‘Trojan’, gps, pionaggio informatico, intercettazioni ambientali ma anche metodi investigativi “old School”, quali pedinamenti fin nei ristoranti, perché a quanto emerso gli indagati erano abili a inventare sempre nuove modalità per parlarsi e incontrarsi senza correre il rischio di poter essere visti o ascoltati. “In un’occasione uno degli indagati ha risposto ad una chiamata del complice nascondendosi in una cabina telefonica in disuso, all’interno della galleria di un bagno pubblico in un centro commerciale”, ha spiegato Oreste Ariano, dirigente della Digos di Varese, “il nostro agente è riuscito comunque a seguirlo e intercettare le poche parole dette al telefono”. Del Bergiolo, quando fu arrestato la prima volta, si dichiarò un appassionato di armi e un collezionista e forte sostenitore della liberalizzazione delle armi. Le accuse in quel caso erano per aver tentato di vendere un missile francese e avere in casa un piccolo arsenale personale. La scorsa settimana l’uomo è stato fermato mentre rientrava in Italia dalla Svizzera ed era armato, facendo così scattare le perquisizioni che hanno portato al sequestro di oltre 60 armi da guerra e oltre 10 mila munizioni. Gli inquirenti non escludono che lui e i suoi presunti complici, un palermitano e un campano entrambi residenti nel varesotto, e un terzo di Novara, possano avere contatti con la criminalità organizzata. Sono in corso indagini per risalire all’esatta provenienza delle armi.

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