Tre morti in Valle d’Aosta



PADRE, FIGLIO E LA GUIDA ALPINA PERDONO LA VITA DOPO UN VOLO DI 300 METRI

AOSTA. Una caduta quasi inspiegabile da una cresta sul filo dei tremila metri ha scaraventato a valle la guida alpina Alessandro Bosio, 38 anni e due suoi clienti olandesi, padre e figlio, di circa 20 e 60 anni. Sono morti ieri dopo un salto nel vuoto di più di 300 metri ai piedi della becca di Monciair (3.544 mt) che sta sullo spartiacque tra la Valle d’Aosta e il Piemonte, nella zona del Gran Paradiso. Erano partiti all’alba dal rifugio Vittorio Emanuele II. Alle 12, nel momento dell’incidente, procedevano legati “in conserva” lungo la via normale, probabilmente in discesa,esi trovavano in un punto che non presenta particolari difficoltà alpinistiche, seguendo una traccia sulla neve. “E’ difficile dire con precisione cosa sia successo - spiega il maresciallo Delfino Viglione, comandante del Soccorso alpino della guardia di finanza (Sagf) di Entreves - , le condizioni generali erano discrete, è possibile che uno dei tre sia inciampato e abbia trascinato con sé gli altri due”. Dal rifugio qualcuno ha visto i segni della caduta sul nevaio e ha chiamato immediatamente i soccorsi. Gli uomini del Soccorso alpino vèaldostano e del Sagf trasportati in elicottero non hanno potuto far altro che recuperare i corpi e ricomporli all’obitorio di Courmayeur. La notizia dell’incidente ha scosso il mondo alpinistico valdostano e in particolare la grande famiglia delle guide di cui Bosio faceva parte. “Era un professionista esperto”, racconta commosso Pietro Giglio, presidente dell’Unione valdostana guide di alta montagna (Uvgam).A lui è toccato il compito di informare dell’incidente la moglie Eleanor Lane, irlandese che condivideva con il marito e il figlio Luca la passione per la montagna. “E’ un momento difficile per tutti noi - dice Ilvo Martin, presidente della Società delle Guide del Gran Paradiso, di cui Bosio era il vice-,abbiamoperso un fratello, uno di noi, che aveva una straordinaria passione per la montagna”. Era stato proprio l’amore per le terre alte e per le scalate ad aver spinto Bosio a trasferirsi nel 2004 da Cusano Milanino (Milano) a Saint- Pierre,in Valle d’Aosta. Sulle montagne aveva trascorso le vacanze della propria infanzia e qui,dopo il diploma, aveva voluto tornare, inseguendo il sogno di una professione in alta quota. “Il mestiere da guida è speciale perché permette di vivere la montagna in tutte le sue parti, il cambiare delle stagioni è legato a una diversa disciplina”, aveva scritto Bosio sulla propria pagina internet. “Amava il proprio lavoro, era prudente, umile, tranquillo e capace”, conferma il collega Alessandro Mezzavilla. L’ex presidente dell’Uvgam Guido Azzalea aggiunge: “Ho perso un amico, perdiamo un bravo professionista”.


ITALIAN LANGUAGE DAILY NEWSPAPER

PUBLISHED BY GRUPPO EDITORIALE OGGI

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Tutti i diritti riservati @ GRUPPO EDITORIALE OGGI e A SOAKING MEDIA