Tregua vacilla sulla serrata

CORONAVIRUS/CONTE CHIEDE PRUDENZA, LE OPPOSIZIONI VOGLIONO MISURE DRASTICHE



di Michele Esposito

ROMA. Sulla serrata totale dell’Italia si gioca l’ultima partita a scacchi tra governo e opposizioni. E’ un match difficile per entrambi i fronti perché, inesorabilmente, dipende dai dati dei contagi non solo al Nord, ma in tutto il Paese. Sulla chiusura di tutte le attività ad eccezione di quelle necessarie Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani si presentano uniti al tavolo di Palazzo Chigi. Chiedono misure drastiche, risposte certe e, a testimonianza del fatto che la tregua interna alla politica vacilli, escono dal vertice mostrando tutta la loro insoddisfazione.Ma Conte, non esclude la serrata ma la sua non può essere, in queste ore, una netta apertura: è una misura che costa, forse troppo. “Abbiamo visto quanto è costato chiudere Codogno e gli altri 11 comuni, farlo con l’intero Paese porterebbe ad una spesa di decine di miliardi”, spiega una fonte governativa vicina al dossier. Il premier deve quindi muoversi con la necessaria prudenza. Un boom dei contagi anche al di sotto del Po’ potrebbe incanalarlo verso la direzione voluta dalle opposizioni.Non a caso, ai leader e capigruppo di Lega, Fdi e FI assicura che “il Governo continuerà a rimanere disponibile e risoluto ad adottare tutte le misure necessarie a contrastare con il massimo rigore la diffusione del contagio”. E che saranno decisioni prese “tenendo conto di tutti i fondamentali interessi in gioco”. Ma alle opposizioni non basta. La sponda del governatore Attilio Fontana (ma gli altri governatori del Nord non sarebbero proprio sulla stessa linea) spinge Salvini a dire: “Bisogna chiudere tutto, subito”. Stessa richiesta per Meloni e Tajani che puntano a trasformare l’Italia in un’unica Wuhan, con controlli rigidissimi.E’ chiaro, anche alla maggioranza, che la richiesta delle opposizioni contiene un’appendice: se, senza una serrata totale, ci fosse un boom di contagi anche nel resto del Paese il primo ad essere accusato sarebbe lo stesso premier. E’ in questo sentiero strettissimo che si muovono a Palazzo Chigi. Anche perché chiudere attività commerciali e fabbriche potrebbe avere conseguenze difficilmente parabili dall’economia italiana. Non a caso, assieme al “chiudere tutto e subito” Salvini e Meloni puntano a un piano da 30 miliardi per risollevare l’economia, infischiandosene, di fatto, dell’Europa. E lasciando aperto l’interrogativo sul loro sì al decreto che il governo varerà nelle prossime ore. “Lo voteremo solo se sarà l’inizio di un percorso”, avverte Meloni. Conte - affiancato da Gualtieri, D’Incà e Fraccaro - nel corso dell’incontro ascolta, soprattutto. Il saluto con Salvini - un faccia a faccia non lo si vedeva da prima della crisi d’agosto - e cordiale ma poco più. Anche sull’ipotesi del commissario straordinario Conte apre ma con pruden- za.Nella strategia di Palazzo Chigi e di Pd-M5S, una figura che affianchi il capo della Protezione Civile nel coordinamento potrebbe servire ma avrebbe, comunque, poteri ben definiti. E, non a caso, lo stesso Angelo Borrelli sottolinea: “Sono dell’avviso che ogni decisione che va a potenziare la struttura non può che essere benvenuta, anche se credo che stiamo fronteggiando” l’emergenza “in modo adeguato”. Per il momento, spiega una fonte della maggioranza, M5S e Pd reggono l’urto. Anche Matteo Renzi, sebbene sulla richiesta di un supercommissario si metta sulla stessa scia della Lega, rimanda eventuali redde rationem alla fine dell’emergenza. Mentre Teresa Bellanova replica in maniera secca alle opposizioni: “Non possiamo fermare l’Italia”.Eppure, il rischio tensione è dietro l’angolo. Sul Mes, ad esempio, dove a Palazzo Chigi nel pomeriggio si tiene una riunione ad hoc per mettere in campo una strategia che studi un rinvio post-Covid- 19 della firma, evitando una spaccatura M5S-Pd.Mentre il viceministro M5S (lombardo) Stefano Buffagni chiede misure drastiche e “miliardi aggiuntivi”, provando a sollecitare il premier. Nulla, però, al momento è deciso. E a tarda sera Palazzo Chigi continua a diffondere il vademecum con tanto di “Faq” sul Dpcm “Italia zona protetta”. Che chiude il Paese, ma non totalmente.

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