Trema l’industria dell’auto



BREXIT/LO SPETTRO DI UN’USCITA «HARD» DALL’EUROPA DI LONDRA PREOCCUPA CIRCA 850.000 ADDETTI

LONDRA. L'industria dell'auto britannica trema e protesta, con i suoi 850.000 addetti (indotto compreso), di fronte allo spettro di una 'hard Brexit'. Uno spettro che la bozza vistata ieri dai ministri degli Esteri dei Paesi Ue in preparazione del Consiglio Europeo di questa settimana si guarda bene dall'allontanare, proiettando decisamente più ombre che luci sull'andamento dei negoziati col governo conservatore di Theresa May: con l'ennesima richiesta di maggiore "chiarezza" rivolta a Londra, un nuovo monito sulla mancanza di progressi sul nodo cruciale del futuro dei confini fra Irlanda del Nord e Irlanda e un avvertimento chiaro e tondo tanto ai governi dei 27 quanto alle aziende a pre-pararsi meglio anche all'epilogo peggiore. Ossia il temutissimo divorzio senz'accordo (no deal). Ansa Il panorama insomma appare fosco. O quanto meno carico d'incognite, al netto del ricorso tattico alle forzature, agli allarmi e ai toni minatori propri di ogni partita a scacchi negoziale. Partita rispetto alla quale il vertice europeo dei prossimi giorni si profila interlocutorio, come ampiamente annunciato. E il momento della verità è rinviato a questo punto a ottobre, pressoché senza margini d'errore o di recupero. Tempi stretti che alimentano il nervosismo soprattutto fra chi deve fare i conti con i quattrini. Dopo l'ultimatum recente di Airbus, martedì è stato il boss di Bmw - colosso tedesco delle 4 ruote titolare nel Regno degli storici marchi Rolls-Royce e Mini - a far aleggiare l'incubo d'una chiusura delle fabbriche oltremanica se alla fine la Brexit si rivelasse così hard da bloccare "la catena delle forniture ai confini". Mentre è la Society of Motor Manufacturers & Traders (Smmt), principaleorganizzazione imprenditoriale britannica del settore auto, a denunciare fin d'ora un calo generale degli investimenti per lo sviluppo di nuovi modelli e la modernizzazione degli impianti dai 647 milioni di sterline del primo semestre del 2017 ai 347 dello stesso periodo di quest'anno. Indicando a colpo sicuro le incertezze legate al futuro del dopo Brexit come una delle cause più evidenti. La Smmt si rivolge a muso duro al governo May e bolla come "contrarie agli interessi" del business automobilistico le "linee rosse" fissate dalla premier di fronte a Bruxelles su intimazione di Boris Johnson e di altri ministri 'brexiteer', con il 'no’ preventivo alla permanenza del Regno nell'unione doganale e nel single market. Non solo: bacchetta come "contraddittori" i messaggi di Downing Street sul legame prossimo venturo con l'Ue, in barba alle rassicurazioni di May - ribadite ancora in un faccia a faccia a Londra con Donald Tusk - sulla volontà di mantenere "una profonda partnership", un mercato "per quanto possibile" aperto alle merci e ai servizi finanziari e di garantire "il minimo di ostacoli" immaginabili ai confini nell'interscambio commerciale. Obiettivi del resto vaghi, fuori dal mercato unico o dall'unione doganale e in attesa di idee alternative concrete, nota peraltro Bruxelles. Riconoscendo per bocca di Margaritis Schinas, portavoce della Commissione, che i negoziati procedono "nella media e con potenzialità di miglioramento". Ma insistendo nella bozza che "occorre accelerare il la- voro" e che il Regno deve mettere sul tavolo "maggiore chiarezza e proposte realistiche sulle relazioni future"


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