Tria rassicura tutti sui conti



MANOVRA/STOP ALL’AUMENTO DELL’IVA E SPAZIO AGLI INTERVENTI PROMESSI

ROMA. Il ministro dell’Economia Giovanni Tria prova a rassicurare tutti: stoppa l’aumento dell’Iva, così come invocato da Matteo Salvini e Luigi di Maio, e al contempo ribadisce che nella manovra ci sarà spazio per gli interventi messi nero su bianco nel contratto di governo anche se saranno introdotti inevitabilmente con gradualità per salvaguardare il necessa- rio equilibrio dei conti. E l’impegno a mantenere la barra dritta sarebbe stato confermato dal titolare del Tesoro, ma anche dal premier Giuseppe Conte, proprio in questi giorni al presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel corso di alcuni colloqui telefonici. Il Professore, e ora titolare di via XX Settembre, sceglie il Parlamento per spendere parole di mediazione sui vari fronti aperti in vista della presentazione della legge di bilancio: è infatti rispondendo ad alcuni senatori che si affretta a spiegare di avere tutte le intenzioni di rispettare il contratto di governo, dalla sterilizzazione degli aumenti dell’imposta sul valore aggiunto all’introduzione del reddito e della pensione di cittadinanza senza dimenticare la pace fiscale che, precisa, “non significa varare un nuovo condono”, ma piuttosto vuol dire disegnare un “fisco amico”. Ma nei fatti ogni giorno gli alleati di maggioranza si trovano a incrociare le armi ora fra di loro, ora con il responsabile dell’Economia come dimostra anche l’ultimo scontro sull’incremento dell’Iva che per essere neutralizzato richiede un importante investimento (10-12 miliardi di euro). Che l’ipotesi di non neutralizzarla, magari parzialmente, sia stata per qualche giorno sul tavolo dei tecnici viene confermato in mattinata anche dal viceministro del Tesoro e leghista Massimo Gara- vaglia che però poi smentisce. Fatto sta che la strada, che non è mai dispiaciuta allo stesso Tria e su cui forse anche il premier Conte sarebbe stato di-

sponibile a ragionare pur di trovare qualche fonte di copertura, viene sbarrata all’unisono dalla coppia di vicepremier Salvini-Di Maio e nel giro di qualche ora viene ufficialmente bloccata. Per un fronte che sembra chiudersi, uno si apre e proprio di questo dovranno discutere domani gli alleati in un nuovo vertice di maggio- ranza. La nuova riunione, convocata al termine di un incontro fra Salvini e i suoi (e dopo quello del centrodestra a Palazzo Grazioli) dovrà cercare di rispondere a una lunga serie di domande: la Lega infatti delinea ogni giorno che passa sempre di più il profilo delle misure su cui vuole mettere la propria firma (riforma Fornero, pace contributiva e fiscale, flat tax per aziende e partite Iva) ma allo stesso tempo fissa anche i paletti per quanto riguarda quelle che dovrebbero essere targate M5S. Un esempio su tutti, il reddito di cittadinanza che - sottolinea Salvini - dovrà riguardare “solo gli italiani”. A parole si mostrano tutti d’accordo ma in realtà - secondo quanto viene spiegato da fonti parlamentari - i confini della platea sono tutt’altro che scontati e molto probabilmente non sarà possibile escludere almeno i cittadini europei. L’atteggiamento dell’alleato leghista provoca irritazione da parte degli alleati pentastellati, che per voce del leader Luigi Di Maio ci tengono a tornare su un concetto che suona come una minaccia: “un governo serio trova le risorse - scandisce il vicepremier - perché sennò è meglio tornare a casa”. Ed ecco riaffiorare quindi il ragionamento sulla flessibilità di bilancio: portare il rapporto deficit/pil al 2% non è un tabù, dice sempre Di Maio. Ma i 5 stelle sanno bene che nei fatti quella soglia al momento è difficile da raggiungere, per quanto anche il premier Conte si stia spen- dendo proprio in Europa per cercare un po’ di ossigeno e facilitare così anche il lavoro di Tria, con il quale l’asse si rafforza sempre di più: “Adesso non impicchiamoci ai decimali”, chiosa da Salisburgo.


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