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Trump attacca Jeb Bush


“COMPLOTTA CONTRO DI ME, È LUI CHE HA ORGANIZZATO LA RIVOLTA DEI DELEGATI


NEW YORK. Jeb Bush “sta complottando contro di me”. Donald Trump attacca l’ex candidato alla Casa Bianca, responsabile, a suo avviso, dell’organizzazione della rivolta dei delegati che punta a fermare il tycoon alla Convention repubblicana, e dietro la quale c’è anche Ted Cruz. “Batteremo Hillary, ma sarebbe utile se i repubblicani ci aiutassero un po’”, è sbottato Trump.

Davanti ai suoi sostenitori ostenta sicurezza, forte anche della riduzione del distacco nei confronti di Hillary, calato a 10,4 punti dai 14,3 della settimana precedente. Ma le manovre dietro le quinte dei delegati, e la decisione di Apple di non contribuire in alcun modo alla Convention rappresentano nuove grane per il tycoon e il partito, alla ricerca di un’unità che sembra ancora lontana.

Lo speaker della Camera, Paul Ryan, tenta di riunificare i repubblicani ribadendo il proprio appoggio a Trump nonostante le riserve. ‘’Ho delle responsabilità come speaker. Immaginate se non appoggiassi il candidato del mio partito, lo spaccherei’’. Ryan assicura però che il suo non è un assegno in bianco a Trump: “Continuerò a parlare”, soprattutto se ‘’non rispetterà i principi conservatori’’.

Cupertino non intende offrire né fondi né sostegno tecnologico per l’evento che incoronerà Trump proprio a causa del tycoon, e dei suoi commenti sulle donne e sulle minoranze. La presa di posizione diApple al momento resta isolata, ma mostra il rapporto teso fra Trump e la Silicon Valley.

Il tycoon non ha risparmiato critiche all’industria tecnologica, attaccando duramente proprio Apple. Ha invitato a boicottare i prodotti della società e puntato il dito contro Tim Cook per la posizione dell’azienda sul criptaggio. PerApple si tratta di una decisione importante, in contrasto con le elezioni del 2008, quando offrì MacBook per 140.000 dollari e altri strumenti tecnologici agli eventi organizzati da repubblicani e democratici.

Una decisione in controtendenza rispetto anche agli altri colossi dell’hitech. Google, Microsoft e Facebook hanno infatti assicurato che aiuteranno i repubblicani alla Convention, nonostante la retorica di Trump.

Ma Mark Zuckerberg ha avuto di recente uno scontro verbale con il candidato repubblicano sul tema dell’immigrazione, uno dei cavalli di battaglia del tycoon. Le politiche migratorie sono infatti il principale nodo che divide Trump dalla

Silicon Valley, alla ricerca di talenti anche oltreoceano per crescere. Un riferimento alla campagna elettorale in corso non è escluso che arrivi oggi dall’assemblea degli azionisti di Facebook, dove Zuckerberg potrebbe delineare anche la strategia della società.

NellafotoAnsa, DonaldTrumpeJebBush il 6 agosto 2015 a Cleveland nel corso del primo dibattito fra i candidati repubblicani per la nomination alla presidenza


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