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Trump dà la colpa alI’Iran

PETROLIERE ATTACCATE/TEHERAN RESPINGE LE ACCUSE: “COMPLOTTO DEGLI USA”




WASHINGTON. “C’è la firma dell’Iran” sull’attacco di giovedì alle due petroliere, una giapponese e l’altra norvegese, nel Golfo dell’Oman: Donald Trump non ha dubbi sugli autori ma non rivela cosa intende fare, dopo aver minacciato che Teheran “soffrirà grandemente” se colpirà gli interessi Usa o dei suoi alleati in Medio Oriente. Una sorta di linea rossa che ora non sa come far rispettare, dopo che la sua amministrazione, divisa anche sull’Iran tra falchi e colombe, lancia messaggi contrastanti: dalle misure economiche e diplomatiche a un’azione militare che non viene esclusa in via di principio. In un’intervista alla Fox, il presidente ha fatto leva su un video diffuso dal Pentagono in cui si vede un’imbarcazione di presunti pasdaran che si avvicina alla petroliera giapponese Kokuka Courageous rimuovendo un’apparente mina dallo scafo. “Era un’imbarcazione loro, erano loro, non volevano lasciare prove”, ha accusato. Ma alla domanda su come intenda fermare Teheran, Trump ha risposto “vedremo”, limitandosi ad assicurare che lo strategico stretto di Hormuz, dove passa un quinto dei traffici petroliferi mondiali, non verrà chiuso e che, se dovesse succedere, non durerà a lungo. Intanto gli Usa hanno inviato un P- Poseidon,un aereo da pattugliamento marittimo, e non escludono scorte militari ai convogli commerciali che attraversano lo stretto.

Sull’incidente nel Golfo dell’Oman c’è però più di un interrogativo. Il primo è quello sollevato dalle parole di Yutaka Katada, presidente della società armatrice di uno dei due tank colpiti: “L’equipaggio ha riferito di essere stato colpito da un oggetto volante, che c’è stata un’esplosione, seguita da un altro colpo”. Una versione che escluderebbe le tesi delle mine, come suggerito dagli Stati Uniti. Ma anche quella dei siluri: “Ciò che ha colpito la nave era sopra la superficie dell’acqua di un bel po’, quindi non c’è dubbio che non era un siluro”, ha aggiunto. Teheran non solo nega ogni responsabilità ma, tramite la sua missione all’Onu, evoca “operazione sotto falsa bandiera” per creare una sorta di casus belli. I vertici iraniani sono andati all’attacco. Il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif ha denunciato che gli Usa puntano il dito contro Teheran “senza uno straccio di prova” e ha accusato gli Stati Uniti di “complotto”, “terrorismo economico” e “sabotaggio diplomatico”. “Nella regione in cui si trova l’Iran ci sono numerose crisi che mettono in pericolo e distruggono le infrastrutture dei Paesi. D’altro canto l’amministrazione Usa, usando i suoi strumenti economici, finanziari e militari, ha adottato una politica aggressiva ed è diventata una seria minaccia per la stabilità della regione e del mondo”, gli ha fatto eco il presidente iraniano Hassan Rohani al summit dell’Organizzazione della cooperazione di Shanghai in Kirghizistan, dove ha incontrato il leader del Cremlino Vladimir Putin e il presidente cinese Xi Jinping, cercando di rafforzare i rapporti con Russia e Cina. Entrambi i Paesi hanno invitato alla prudenza. Mosca ha ammonito a non trarre “conclusioni affrettate”, sollecitando un’indagine internazionale. Il ministero degli Esteri cinese ha chiesto “a tutte le parti di unirsi per la sicurezza della navigazione in acque importanti. Nessuno vuole vedere la guerra nel Golfo, non è nell’interesse di nessuno”, ha avvisato. I timori di un’escalation rimbalzano anche nelle cancellerie europee. Il titolare della Farnesina Enzo Moavero Milanesi ha parlato di apprensione, anche se il vicepremier Matteo Salvini, alla vigilia della sua visita in Usa, si è schierato più unilateralmente affermando di condividere le preoccupazioni di Trump sull’Iran. Il governo tedesco ha invece chiesto un’indagine sull’incidente, definendolo “straordinariamente preoccupante”, e ha ammonito a evitare “una spirale di violenza”

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