Trump: fermate i migranti



IN TREMILA MARCIANO DAL CENTROAMERICA VERSO GLI USA. MONITO AL MESSICO

WASHINGTON. In migliaia sono da giorni in marcia verso gli Stati Uniti. Una carovana partita dall’Honduras e che ha attraversato i confini del Guatemala fino a quelli del Messico, ingrossando le sue fila fino ad almeno 3.000 disperati che inseguono il sogno americano. Ma Donald Trump è furioso, parla di un vero e proprio “assalto” all’America e minaccia di chiudere la frontiera sud inviando l’esercito. La tensione torna dunque alle stelle, come non accadeva dai tempi del muro più volte evocato dal tycoon ma ancora lontano dall’essere realizzato come promesso nella campagna elettorale del 2016. Ma dopo tanti mesi il tema dell’immigrazione torna al centro del dibattito politico negli Stati Uniti, a poco più di due settimane dal voto di metà mandato. Con i repubblicani che rischiano di perdere almeno uno dei due rami del Congresso, complicando anche la strada di Trump verso la rielezione nel 2020. Per questo il presidente americano torna alla carica su un tema molto sensibile tra il suo elettorato. “Chiedo nei termini più forti al Messico di fermare l’ondata di migranti da Honduras, El Salvador e Guatemala, i cui leader stanno facendo poco per fermare questo flusso e non sembrano più avere il controllo della propria popolazione”, scrive il tycoon su Twitter, tornando ad agitare lo spettro del taglio di qualsiasi forma di aiuto e di sostegno a questi paesi centroamericani. Ma stavolta Trump va oltre e promette di blindare militarmente il confine meridionale se il Messico si dimostrerà incapace o non disponibile ad agire. Del resto, la frustrazione della Casa Bianca è accresciuta dall’atteggiamento del governo messicano, che a sua volta ha ribadito come il popolo della carovana in arrivo ai suoi confini subirà lo stesso trattamento di tutti gli altri immigrati: chi ha i documenti in regola entra, gli altri dovranno fare la domanda per lo status di rifugiati, pena il rimpatrio forzoso. La giornata di ieri alla Casa Bianca ha visto salire la tensione alle stelle per l’emergenza immigrazione ai confini col Messico. Una accesa discussione tra il consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton, e il capo dello staff, l’ex generale John Kelly, si sarebbe infatti trasformato in un vero e proprio scontro durante il quale - raccontano testimoni che si trovavano nella West Wing - sono volate urla e parole grosse. Nodo del contendere sarebbe stata appunto la responsabilità del recente aumento degli ingressi dei migranti negli Usa, con un balzo dell’80% a settembre rispetto al mese di luglio. E con le 3 mila persone in arrivo con la carovana partita dall’Honduras. Durante il violento scambio, a un passo dal diventare fisico, lo stesso Trump sarebbe intervenuto e avrebbe preso da parte Bolton allontanandolo. La mossa avrebbe però fatto infuriare ancor di più Kelly che potrebbe così rafforzare la sua convinzione a lasciare la Casa Bianca. Intanto le migliaia di persone che viaggiano verso gli Usa, intervistate dai media, spiegano di essere alla ricerca di un lavoro e di una vita migliore per le proprie famiglie. Molti raccontano di essere in fuga dalle violenze e dalle minacce delle gang che spadroneggiano nelle loro comunità di origine. Per Trump nel gruppo sono infiltrati molti criminali e gente legata ai cartelli della droga, quei “bad guys” che vogliono portare violenza e traffici illeciti dentro gli Stati Uniti. “Trump vuole solo alimentare le paure degli americani”, attaccano quindi i democratici, tra cui il probabile candidato alla Casa Bianca nel 2020 Julian Castro, ex ministro di Barack Obama, e Beto O’Rourke, il giovane astro nascente del partito democratico americano che nelle elezioni di metà mandato del 6 novembre sfiderà il repubblicano Ted Cruz per un posto in Senato.


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