Trump ignora gli incendi

MA DOMANI, DOPO TRE SETTIMANE DI SILENZIO, SI RECHERÀ IN CALIFORNIA



WASHINGTON. Donald Trump vola nel weekend in Nevada sfidando le restrizioni locali contro la pandemia per corteggiare i latinos e tentare il miracolo in uno Stato in bilico che non ha mai sostenuto un candidato presidenziale repubblicano dal 2004. Ma domani sarà finalmente in California per fare il punto sugli incendi, come ha annunciato a sorpresa il portavoce della Casa Bianca Judd Deere. Una mossa per spegnare le sempre più roventi polemiche sul lungo silenzio del presidente in merito alle decine di maxi roghi che stanno devastando la costa ovest, uno dei peggiori disastri naturali dei tempi moderni in quella regione, con foto apocalittiche finite sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo: intere cittadine bruciate, oltre 20 mila kmq di terreno distrutti in 12 Stati, almeno 26 morti, decine di dispersi, mezzo milione di sfollati nel solo Oregon; fumo denso, aria irrespirabile e cieli arancioni sulla baia di San Francisco in stile Blade Runner. Nelle ultime tre settimane il presidente ha tenuto comizi e conferenze stampa, twittato compulsivamente, giocato a golf. E ha trovato il tempo per visitare la Louisiana (Stato da lui vinto nel 2016) dopo l’uragano Laura che ha ucciso 27 persone: un bilancio analogo a quello della costa pacifica, che però è un bastione democratico. Il tycoon ha interrotto il suo silenzio nell’anniversario dell’11 settembre ma solo per rendere omaggio agli eroi del momento, gli stessi di 19 anni fa: i vigili del fuoco. “Ringrazio gli oltre 28 mila pompieri e primi soccorritori che stanno combattendo contro gli incendi in California, Oregon e Washington”, ha scritto. “Siamo con loro fino alla fine”, ha aggiunto. Ma non una parola di solidarietà per le vittime, nessun riferimento alla devastazione ambientale, come sarebbe consono per un presidente che si preoccupa di tutto il Paese e non solo di quello che lo vota. L’ ultima volta che aveva parlato della California, il 22 agosto, Trump aveva attaccato in un comizio elettorale in Pennsylvania (altro Stato in bilico) il governatore democratico Gavin Newsom, sostenendo che gli incendi erano causati dalla mancata pulizia di foglie e rami secchi nei boschi, salvo poi approvare il giorno dopo lo stato di emergenza. Distratto forse anche dalle imbarazzanti rivelazioni del libro di Bob Woodward, il tycoon non aveva soffiato neppure sul vento delle cospirazioni social, a partire da Qanon, che attribuiscono falsamente i roghi ai militanti della sinistra radicale. “Il sistema del collegio elettorale consente a Trump di ignorare la crisi degli incendi in California perché sa di non poter conquistare lo Stato il prossimo 3 novembre. Non finge neppure di governare l’intero Paese ma solo gli Stati rossi e quelli in bilico”, ha denunciato Mark Joseph Stern, del Magazine liberal Slate. Joe Biden si è dimostrato invece più empatico manifestando solidarietà e, sulla scia di Barack Obama, ha evocato il cambiamento climatico come “un’imminente minaccia esistenziale” attaccando il “negazionista” Trump, ma non ne ha approfittato per promuovere il suo Green New Deal, un piano da 2 mila miliardi di dollari in energie pulite. Low profile pure la sua vice Kamala Harris, nonostante sia una senatrice della California. Anche nel ticket dem sembra prevalere il calcolo politico, per evitare l’accusa di essersi spostato troppo a sinistra assecondando l’ala del partito guidata da Bernie Sanders e Alexandra Ocasio- Cortez.

ITALIAN LANGUAGE DAILY NEWSPAPER

PUBLISHED BY GRUPPO EDITORIALE OGGI

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Tutti i diritti riservati @ GRUPPO EDITORIALE OGGI e A SOAKING MEDIA