Trump licenzia il manager



WASHINGTON. “Sei licenziato!”. La citazione è di Donald Trump ai tempi del reality show The Apprentice. Ieri il candidato repubblicano in corsa per la Casa Bianca ha puntato il dito ammonitore contro il manager della sua campagna elettorale, quel ‘fedele’ Corey Lewandowski che il tycoon aveva difeso a spada tratta contro le accuse di aver strattonato una giornalista (poi cadute), ma che adesso risulta personaggio troppo scomodo in vista dello showdown con Hillary Clinton. Trump ‘aggiusta’ così il passo, rimescola lo staff, sembra ascoltare adesso più di prima chi gli consiglia di essere più conciliante, di ammorbidire se non i toni (prova anche quello ma ad intermittenza) quantomeno il suo approccio verso il resto del partito repubblicano, chi gli suggerisce che è tempo di stemperare le tensioni prima della convention del Grand Old Party a Cleveland tra un mese esatto.

Perchè adesso l’obiettivo è battere Hillary Clinton, che negli ultimi sondaggi è in vantaggio e prende quota, sembrerebbe anche dopo la strage di Orlando. “Non so perché”, risponde Lewandowski a chi gli chiede i motivi del suo licenziamento, mentre torna a giurare fedeltà al leader che vuole vedere presidente degli Stati Uniti. Però dalle indiscrezioni emerge che il 42enne non era granché amato dai colleghi, c’erano state frizioni. E poi - si dice in queste ore - “è una testa calda”. E pare che questa volta a fare da grillo parlante presso l’aspirante presidente sia stata la figlia Ivanka insieme con il marito Jared Kushner che va assumendo sempre maggiore peso nell’entourage del suocero-candidato. Una questione di alchimia, insomma. La stessa che Hillary Clinton da parte sua persegue nella ricerca di un candidato vicepresidente, che procede ormai spedita e vede nel radar dieci nomi, stando a indiscrezioni raccolte dal New York Times. La ‘selezione’ comincerà a giorni, alla ricerca di un numero due che possa inserirsi facilmente nell’orbita ristretta di Clinton, spesso circondata da mancanza di fiducia. Un numero due che trasmetta una sensazione di sintonia agli elettori, senza offuscare la candidata. Qualcuno che la aiuti a colmare la distanza rimasta tra la ex first lady e l’elettorato democratico che ancora guarda alla candidata con ‘sospetto’. Intanto il fulcro del dibattito elettora- le resta il controllo sulle armi. E anche qui Trump ‘aggiusta, sembra, rettificando di volta in volta posizioni e parole. Dopo la strage di Orlando resta tuttavia sullo sfondo un vero e proprio braccio di ferro, che vede in queste ore in primo piano le maggiori istituzioni americane: al Congresso è in corso una votazio- ne cruciale con cui si deciderà su emendamenti fondamentali per una stretta sulle armi soprattutto in termini di controlli preventivi. Mentre ieri la Corte Suprema ha dato una indicazione inequivocabile re- spingendo un ricorso avanzato da gruppi in difesa della libera diffusione delle armi contro il divieto imposto nello Stato del Connecticut e di New York sulle armi d’as- salto. Si tratta di due diversi appelli presentati contro la misura, disposta dalle corti federali dopo la strage di Sandy Hook a Newtown in Connecticut, che viene quindi giudicata non lesiva del secondo emendamento disponendo che il divieto resti in vigore.


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