Trump pensa a dazi del 25% sulle auto importate



NEW YORK. L'amministrazione Trump valuta l'imposizione di dazi fino al 25% sui veicoli importati negli Stati Uniti. Dazi che scatterebbero - riporta il Wall Street Journal - sulla base di motivi di sicurezza nazionale: la Casa Bianca punterebbe infatti a invo- care la 'Sezione 232' del Trade Expansion Act del 1962, la stessa usata per i dazi sull'acciaio e l'alluminio. Donald Trump avrebbe parlato dell'ipotesi allo studio con gli esponenti dell'industria automobilistica. L'iniziativa è solo nelle fase iniziale e i suoi tempi in ogni caso sono lunghi. Le norme in vigore - quelle previste dalla Sezione 232 - stabiliscono infatti che vanno condotte indagini ''per determinare gli effetti dell'import sulla sicurezza nazionale'' prima di agire. Entro 270 giorni dall'avvio dell'inchiesta il Dipartimento del Commercio deve presentare al presidente i risultati dell'indagine. A quel punto la Casa Bianca ha 90 giorni per decidere se è d'accordo o meno con i risultati e comportarsi di conseguenza, anche stabilendo un ''aggiustamento dell'import'' con dazi e quote.

L'ipotesi allo studio rischia di complicare ulteriormente i rapporti commerciali già tesi con l'Europa, e di incontrare una significativa opposizione anche all'interno degli Stati Uniti. L'indiscrezione del Wall Street Journal arriva dopo che Trump, nelle ultime ore,ha preannunciato con un tweet ''importanti novità a breve per i lavoratori dell'industria dell'auto''. La possibilità di nuovi dazi rischia anche di agitare la Fed che, nei verbali dell'ultima riunione dell'1 e 2 maggio, ha messo in guardia sui pericoli delle tensioni commerciali e sui loro effetti sulla fiducia delle aziende. ''L'incertezza sui temi commerciali potrebbe farsi sentire sulla fiducia delle aziende e sulle spese'' si legge nei verbali, dove non si fa riferimento diretto ai dazi che l'amministrazione Trump ha proposto nei confronti della Cina e di altri Paesi. Nonostante questo la Fed sembra intenzionata ad andare avanti con il suo piano di rialzi dei tassi: il prossimo è atteso a ''breve'', il mercato dà per scontato in giugno. Al momento comunque la banca centrale non sembra avere intenzione di accelerare e apre anche a un'inflazione temporaneamente sopra il target del 2%: ''sarebbe utile''. Wall Street festeggia le parole da 'colomba' della Fed e dopo una seduta in rosso, chiude in positivo.


ITALIAN LANGUAGE DAILY NEWSPAPER

PUBLISHED BY GRUPPO EDITORIALE OGGI

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Tutti i diritti riservati @ GRUPPO EDITORIALE OGGI e A SOAKING MEDIA