Trump prende tempo sui raid



SIRIA/IL PENTAGONO ATTENDE LE “PROVE CONCRETE” SULL’USO DI ARMI CHIMICHE

NEW YORK. “Abbiamo la prova che la settimana scorsa sono state utilizzate armi chimiche in Siria da parte del regime”: il presidente francese Emmanuel Macron sembra non avere dubbi su quanto successo nella città siriana di Duma lo scorso 7 aprile, quando in seguito a un attacco delle forze di Damasco sono morte almeno 70 persone e altre 500 sono rimaste intossicate. Ma da Washington il Pentagono frena: “Crediamo che ci sia stato un attacco chimico, ma stiamo ancora cercando le prove concrete”, ha spiegato al Congresso l’ex generale James Mattis, segretario alla Difesa. Anche se la Nbc riferisce che gli Usa sono già in possesso di campioni di sangue e di urine che confermerebbero l’uso di cloro e gas nervino. Il vero timore - confessato dallo stesso Mattis - è di innescare con un attacco contro Assad un’escalation che possa finire “fuori controllo”, con l’incognita della risposta da parte della Russia e dell’Iran già in stato di allerta. Una preoccupazione che ha fatto decidere sia Berlino che Roma di sfilarsi da un’eventuale azione militare, a differenza di Parigi e Londra, pronte a decidere i raid insieme a Washington. Anche il presidente americano Donald Trump, però, dopo l’accelerazione dei giorni scorsi sembra prendere tempo sull’ipotesi di una rappresaglia immediata contro il regime di Damasco: “Non ho mai detto quando un attacco alla Siria avrebbe avuto luogo. Potrebbe essere molto presto o non così presto!”, ha twittato, facendo parlare molti osservatori di parziale marcia indietro. L’impressione è che prima di agire si voglia comunque aspettare l’arrivo degli ispettori dell’Opac che dovranno appurare quanto accaduto a Duma: sono già in viaggio, si conferma al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, ma il loro lavoro non dovrebbe cominciare prima di sabato. Intanto alla Casa Bianca si riunisce il Consiglio per la sicurezza nazionale per illustrare a Trump tutte le opzioni sul tavolo: non solo quelle militari, con una lunga lista di target, ma anche quelle diplomatiche ed economiche, come ha spiegato Mattis impegnandosi ad informare il Congresso prima che scattino gli eventuali raid. E assicurando che gli Stati Uniti non hanno alcuna intenzione di farsi coinvolgere nella guerra civile siriana: “Il nostro ruolo in quel Paese resta quello di sconfiggere l’Isis, non altro”. Dunque, se rappresaglia sarà, sarà un’azione limitata nel tempo e nello scopo, con l’obiettivo di colpire target legati soprattutto alla produzione o all’uso delle armi chimiche. Decisioni, ha annunciato comunque Trump, “saranno assunte a breve”. Il regime di Assad però ha già spostato molti dei suoi aerei militari nella base russa di Latakia, sul Mediterraneo orientale, e sta lavorando da giorni per proteg- gere i propri armamenti e i target più sen- sibili dai probabili raid missilistici di Usa, Francia e Regno Unito. Mentre operazioni sono in corso anche da parte di Russia ed Iran per prepararsi ad un attacco sulla Siria. “Bisogna evitare il pericolo di una guerra, ma visti i messaggi bellicosi di Washington non possiamo escluderlo”, ha ammonito l’ambasciatore di Mosca al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, dovesi è svolta una riunione del Consiglio di sicurezza per nuove consultazioni sugli sviluppi della situazione. Con il segretario del’Onu Antonio Guterres che ha lanciato un chiaro appello: “Ho chiamato gli ambasciatori dei cinque Paesi membri permanenti del Consiglio di sicurezza ribadendo la mia profonda preoccupazione per i rischi dell’attuale impasse in Siria e ho sottolineto la necessità di evitare che la situazione diventi incontrollabile”.


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