Trump scarica Sarraj: diede il via libera a Haftar

WASHINGTON. Donald Trump avrebbe scaricato il premier libico Fayez al Sarraj e dato disco verde all'uomo forte della Cirenaica Khalifa Haftar e al suo assalto a Tripoli: se fosse confermata, la brusca inversione di rotta - che arriva mentre in Libia il numero delle vittime sale a 278 e quello degli sfollati a 36mila - sconfesserebbe il segretario di Stato Mike Pompeo, rinnegando la linea diplomatica sbandierata finora dagli Stati Uniti, e complicherebbe il grande gioco sul futuro del Paese nordafricano, spiazzando anche l'Italia e la sua cabina di regia, nonostante il filo diretto degli ultimi giorni fra il tycoon e il premier Giuseppe Conte.

Trump avrebbe dato personalmente il via libera ad Haftar e alla sua offensiva sulla capitale libica in una telefonata il 15 aprile scorso, secondo l'agenzia Bloomberg, che cita come fonti tre dirigenti americani. Ma già una precedente chiamata del consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton aveva lasciato Haftar con l'impressione di un sostegno Usa alla campagna su Tripoli con il suo Esercito nazionale libico, secondo tre diplomatici.Anche la precipitosa fuga del piccolo contingente militare americano in Libia a inizio aprile era stata letta in questa chiave.


La conversazione di Trump con Haftar è avvenuta dopo che il presidente egiziano Abdel Fattah El-Sisi ha incontrato il presidente americano il 9 aprile scorso alla Casa Bianca, sollecitandolo a sostenere il generale libico. Il tycoon ha parlato anche con il principe di Abu Dhabi Mohammed bin Zayed Al Nahyan, un sostenitore di Haftar, il giorno prima che la Casa Bianca diffondesse lo scarno comunicato sulla telefonata. Il resoconto si limitava a dire che Trump aveva discusso "degli sforzi anti-terrorismo in corso" e "riconosciuto il ruolo del feldmaresciallo Haftar nel combattere il terrorismo e nel garantire la sicurezza delle risorse petrolifere libiche".

Ma il riconoscimento sarebbe andato ben oltre, minando il già debole governo del premier Fayez Al-Sarraj, riconosciuto dalla comunità in- ternazionale, e anche lo stesso Pompeo. Pochi giorni prima il capo della diplomazia americana aveva infatti dichiarato che gli Usa si opponevano all'offensiva militare di Haftar, ammonendo il generale libico a fermare le operazioni. Sulla stessa lunghezza d'onda anche il capo del Pentagono ad interim Patrick Shanahan. Inizialmente gli Usa avevano sostenuto una risoluzione britannica al Consiglio di sicurezza dell'Onu per chiedere lo stop del- l'assalto da parte di Haftar, ma poi hanno cambiato posizione e da allora domina lo stallo. L'Ue è riuscita ad approvare un appello in questa direzione ma non ha nominato Haftar dopo che la Francia ed altri Paesi si erano opposti.

Troppi gli interessi in gioco e le alleanze trasversali, sullo sfondo della contrapposizione tra i filo islamisti di Tripoli e Misurata e i loro avversari, ma anche della lotta per il controllo di un Paese strategico sul piano geo-politico ed energetico: Haftar, che tra l'altro è cittadino Usa, è sostenuto da Russia, Francia, Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi. Sarraj da Italia, Turchia e Qatar, oltre che dall'Onu. L'unico che ha lanciato un monito a Trump è stato un suo fedelissimo, il senatore Lindsey Graham: "Haftar non può conquistare e tenere Tripoli, ci sarebbe un'altra Siria".

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