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PENTAGONO/CRESCE LA TENSIONE CON L’IRAN, 1500 SOLDATI NELLA REGIONE



WASHINGTON. Donald Trump ha annunciato che nelle prossime settimane invierà altri 1500 soldati americani in Medio Oriente, sullo sfondo delle crescenti tensioni con l’Iran dopo l’uscita di Washington dall’accordo sul nucleare. Si tratta prevalentemente di unità di sorveglianza e riconoscimento. “Vogliamo avere protezione nella regione. Stiamo mandando un numero relativamente piccolo di uomini, prevalentemente con funzione difensiva”, ha spiegato prima di imbarcarsi sull’Air One per volare a Tokyo dal premier Shinzo Abe. La decisione è stata presa in un vertice alla Casa Bianca, dove il capo del Pentagono Patrick Shanahan ha spiegato che un aumento delle truppe garantirà meglio la sicurezza delle forze Usa già presenti ed eviterà il rischio di mosse iraniane mal calcolate che potrebbero portare ad un conflitto. “Il nostro lavoro è la deterrenza, questo non riguarda la guerra. Abbiamo una missione in Medio Oriente: la libertà di navigazione, la lotta al terrorismo in Siria e in Iraq, la sconfitta di Al-Qaeda in Yemen, la sicurezza di Israele e della Giordania”, ha osservato il ministro della Difesa Usa. Il presidente è sembrato riluttante, perché in contrasto con la sua politica dell’America first e del disimpegno militare americano sullo scacchiere internazionale, come conferma il ritiro dalla Siria. Ma alla fine si è arreso alle richieste del Pentagono, pur limitando il numero dei soldati. Nei giorni scorsi erano trapelati piani per 5000-10000 uomini. E precedentemente era stato svelato un piano per mandare addirittura 120mila militari. La nuova mossa rischia tuttavia di aumentare le tensioni con Teheran, dopo l’inasprimento delle sanzioni, l’inserimento dei Pasdaran nella lista dei gruppi terroristici stra- nieri e l’invio di una flotta da guerra, di una squadra di bombardieri B52 e di altre batterie di missili Patriot. L’Iran ha già reagito nei giorni scorsi, annunciando una parziale ripresa dell’ar- ricchimento dell’uranio. E la leadership sembra compatta nel respingere qualsiasi offerta di nuovi negoziati. “Faremo pentire i nemici della guerra economica scatenata contro l’Iran”, ha ammonito il presidente iraniano Hassan Rohani. “L’Iran vedrà la fine di Trump, ma lui non vedrà mai la fine dell’Iran”, gli ha fatto eco durante la sua visita in Pakistan il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif, secondo cui anche se il tycoon ha “accusato più volte la nazione iraniana con questo titolo” di terrorista, “è lui quello che se lo merita”. “Le mani delle truppe americane nel Golfo Persico tremano di paura di fronte alle forze iraniane”, che sono “più preparate che mai ad affrontare il nemico”, ha detto infine con tono di sfida il portavoce dei Guardiani della rivoluzione islamica, il brigadiere generale Ramazan Sharif, in un discorso tenuto prima della preghiera islamica del venerdì a Teheran. “Le tattiche intimidatorie degli Stati Uniti non sortiranno risultati”, ha aggiunto l’alto ufficiale dei Pasdaran.

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