Truppe israeliane al confine

STRAGE A GAZA. UN’INTERA FAMIGLIA UCCISA DAI RAID. RAZZI SUGLI AEROPORTI



di Massimo Lomonaco

TELAVIV. Israele ammassa le truppe al confine con Gaza e richiama altri riservisti: i piani per un ingresso via terra nella Striscia, ha fatto sapere oggi l’esercito, sono pronti. La guerra con Hamas - mentre continuano i raid e il lancio di razzi su Tel Aviv e vicino agli aeroporti israeliani - rischia così di scivolare in uno scontro diretto sul campo e si aggrava di un altro dramma: un’intera famiglia, compresi quattro bambini e la madre incinta, è rimasta uccisa in un pesante bombardamento israeliano nella zona di Sheikh Zayed, nel nord di Gaza, che ha provocato almeno 11 morti e 50 feriti, secondo la ricostruzione dell’agenzia palestinese Wafa. Al quarto giorno di conflitto le chance di un cessate il fuoco imminente appaiono ridotte al lumicino. La comunità internazionale, malgrado gli appelli alla de-escalation e qualche timido tentativo di mediazione, sembra assistere impotente. L’unico deterrente ad una possibile invasione di terra potrebbe essere la grave situazione che Israele sta affrontando al suo interno, con le violenze incessanti tra ebrei ed arabi: un secondo fronte imprevisto e foriero di sviluppi devastanti. Che l’ingresso diretto a Gaza sia comunque un’opzione sul tavolo lo ha confermato il portavoce militare Hudai Zilberman, spiegando che le truppe ammassate al confine “si stanno preparando, stanno studiando il campo ed entreranno in azione quando sarà deciso”. La decisione in queste ore drammatiche è al vaglio del governo. Nel frattempo, dopo le 5 mila unità dei giorni scorsi, l’esercito ha disposto il richiamo di altri 7 mila riservisti, privilegiando tuttavia esperti di Iron Dome e di intelligence, lasciando fuori fanteria e truppe corazzate che sono già schierate sul fronte di Gaza. Finora dalla Striscia sono piovuti su Israele circa 1.600 razzi, anche di nuova concezione, accompagnati dalla novità dei droni esplosivi. Razzi che hanno bersagliato il sud e le zone centrali del Paese. L’aviazione ebraica ha risposto con circa 600 attacchi, soprattutto contro la catena di comando e di intelligence di Hamas e della Jihad e contro i lanciatori di missili anti tank: 60-70 i miliziani uccisi, secondo il resoconto dei militari. In particolare è stata centrata una struttura dei servizi di Hamas con “dozzine di terroristi operativi” all’interno. Un edificio, hanno spiegato ancora i militari, che serviva come comando principale per la sua rete di sorveglianza. Il bilancio, secondo il ministero della Sanità di Gaza, è salito a 98 morti (compresi 21 bambini e 8 donne), con oltre 500 feriti. Hamas, hanno sottolineato gli esperti, sta mostrando una crescente e innovativa capacità di fuoco, usando tra l’altro - come ha rivelato Abu Obeida, portavoce delle Brigate al-Qassam, ala militare dell’organizzazione - i nuovi razzi denominati ‘Ayash250’, che avrebbero una gittata di 250 chilometri. Sono questi ad essere stati lanciati verso l’aeroporto internazionale Ramon, a nord di Eilat, e piuttosto distante dalla Striscia. Minaccia che ha portato le maggiori compagnie aeree europee e americane a sospendere i voli per l’aeroporto Ben Gurion almeno fino a sabato. Ma a preoccupare la leadership israeliana sono anche - o forse soprattutto - le violenze che da giorni, a partire dagli scontri di Gerusalemme, stanno infiammando le città miste con una vera e propria caccia all’uomo tra ebrei e arabi e tentati linciaggi da entrambe le parti. Il ministro della Difesa Benny Gantz ha quindi ordinato “un massiccio rinforzo” delle forze di polizia nel tentativo di raffreddare “gli attacchi contro civili ebrei ed arabi”. “Siamo in stato di emergenza”, ha detto Gantz, che ha disposto il rinforzo di 10 battaglioni della polizia di frontiera. “Nessun soldato - ha tuttavia precisato - sarà coinvolto in queste attività, visto che non fanno parte della missione dell’esercito”. Una politica non condivisa dal premier Benyamin Netanyahu che invece da Lod - cittadina scintilla delle violenze - ha annunciato che per sedare i disordini Israele potrebbe “fare ricorso ad arresti amministrativi (ossia non convalidati da un giudice, ndr) ricorrendo anche ai soldati, come peraltro avviene anche in altri Paesi”.