Uccisi altri due palestinesi



GAZA/RAID ISRAELIANO IN RISPOSTA A UN ORDIGNO AL CONFINE. ALTA TENSIONE

TELAVIV. Israele e Hamas hanno ieri rafforzato le misure di sicurezza mentre oggi una nuova marcia di massa palestinese - la terza negli ultimi tre venerdì - avrà luogo a ridosso del confine con Gaza. I nervi sono a fior di pelle. Gli incidenti si susseguono di ora in ora e ieri sul terreno si sono aggiunti due nuovi morti. Mercoledì un ordigno è esploso accanto a un cingolato israeliano. In ritorsione la aviazione israeliana ha lanciato un attacco notturno contro “obiettivi terroristici”. Miliziani di Hamas hanno allora indirizzato un nutrito fuoco di mitragliatrici verso i velivoli. Ma il fuoco palestinese è stato così intenso da “confondere” il sistema antimissile israeliano Iron Dome. Sul confine sono così risuonate sirene di allarme e gli abitanti dei vicini villaggi ebraici sono corsi nei rifugi. L’aviazione è tornata a colpire e ha centrato due miliziani di Hamas addetti alle mitragliatrici, uno dei quali è rimasto ucciso. In serata un altro palestinese è stato colpito a morte sul confine mentre, secondo una fonte ufficiosa israeliana, cercava di infiltrarsi. E’ salito così a 32 il numero complessivo dei palestinesi uccisi al confine con Israele dal 30 marzo. Oggi - anticipano i dirigenti di Hamas - sarà letteralmente un’altra giornata di fuoco.L' obbiettivo, spiegano è quello di bruciare quantità di bandiere israeliane e di innalzare vessilli palestinesi. Un assaggio di quello che potrebbe avvenire si è visto mercoledì quando due palestinesi hanno lanciato da Gaza una molotov legata ad un aquilone coi colori nazionali palestinesi. Trascinata dal vento è atterrata accanto a una postazione militare, ha bruciato la sterpaglia e ha costretto i soldati a cercare riparo. Hamas vuole trasformare la linea di demarcazione in un’area di attrito costante per obbligare l’esercito israeliano a mantenere un elevato stato di allerta fino al 15 maggio: il 70.mo anniversario cioè della proclamazione dello Stato di Israele. Oltre che in Israele, le mosse di Hamas sono seguite con apprensione anche in Egitto dove si teme che masse di palestinesi possano marciare anche verso il Sinai come avvenne nel 2008 quando decine di migliaia di persone sospinte dalle difficoltà economiche abbatterono gli ostacoli e sciamarono nel deserto. Anche il presidente Abu Mazen segue con sospetto le inziative di Hamas perché - alla luce di quelle dimostrazioni - la progettata consegna di Gaza all’Anp è più remota che mai. Intanto è stato costretto a congelare misure punitive che progettava contro Hamas dopo il fallito attentato di due mesi fa al premier Rami Hamdallah a Gaza. Hamas frattanto è sicuro di aver intrapreso la strada giusta. Oltre ad aver messo in difficoltà i suoi vicini ritiene di aver fatto comprendereall’amministrazioneTrumpchesenza i dirigenti di Hamas le sue iniziative diplomatiche mediorientali sono destinate a restare sulla carta


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