Ue/Bruxelles rilancia l’unione bancaria e apre all’Italia



BRUXELLES. Come promesso, dopo le elezioni tedesche la Commissione europea rilancia il progetto di Unione bancaria, la grande architettura pensata dopo la crisi per spezzare il circolo vizioso tra banche e debiti sovrani, mettendo fine ai salvataggi di Stato. Manca l'ultimo pilastro, lo schema comune di assicurazione sui depositi (EDIS), che garantirà lo stesso livello di protezione a tutti i correntisti europei, mettendo in comune i fondi nazionali di tutela dei depositi. Finora Berlino l'ha bloccato perché non voleva condividere rischi prima di vederli ridotti in modo consistente. Bruxelles ha quindi modificato la sua proposta iniziale: la loro mutualizzazione ci sarà solo in un secondo momento. Una 'resa’ che non è piaciuta ai socialisti e democratici europei, e sostenuta invece dal Ppe. Con lo schema EDIS i fondi nazionali progressivamente finiranno in un unico salvadanaio entro il 2024, pronto a intervenire quando una banca fallisce e occorra rimborsare i depositi sotto i 100mila euro. Il fondo sarà neutrale per gli istituti, per- ché si riempirà usando una parte del contributo versato nei fondi nazionali di tutela dei depositi, aggiustato al 'rischio’ di ogni banca. Ovvero: le banche con più rischi verseranno di più. Nella proposta del 2015, l'EDIS aveva tre fasi. Nella prima (ri-assicurazione) interveniva a fornire liquidità alle banche che dovevano rimborsare i correntisti, ma copriva anche un 20% di perdite (quindi una forma di condivisione dei rischi). Nella nuova proposta, sparisce la copertura delle perdite (per quelle si useranno solo i fondi nazionali) e resta solo la liquidità, sotto forma di prestito. Dopo tre anni, si passa alla seconda fase (co-assicurazione), come nella vecchia proposta, ma con una condizionalità: l'EDIS potrà intervenire anche a copertura delle perdite solo se una revisione della qualità degli attivi avrà certificato che il livello di npl ed altri rischi resta sotto una certa soglia, che sarà stabilita dal legisla- tore europeo. Pur senza entrare nel merito della polemica sugli npl, scoppiata in Italia dopo la consultazione della Bce sulle misure per ridurli, la Commissione lancia una frecciata a Francoforte: "Sono fiducioso che ogni azione terrà conto dei feedback che ha ri- cevuto e che resterà all'interno delle com- petenze legali della Bce", ha detto il vicepresidente Valdis Dombrovskis. Torna all'attacco, anche da Bruxelles, il presidente dell'Abi Antonio Patuelli: "Se si vuole rallentare o bloccare la ripresa, questa è la strada più efficace", perché ricorda che a soffrirne sarebbero soprattutto le Pmi. E della questione ha parlato anche con la Mogherini. Sulle sofferenze, la Commissione ricorda di avere il suo piano, approvato dall'Ecofin che a luglio le ha dato mandato di mettere a punto un 'blueprint' sulle bad bank (AMV) nazionali. Arriverà in primavera. Per completare l'Unione bancaria serve anche il 'paracadute finalè (o backstop) del fondo salvabanche, e Bruxelles propone di usare il fondo salva-Stati Esm per fornirgli una linea di credito. Infine, conferma che nel 2018 presenterà una proposta sui 'Safe assets' europei, simili agli Eurobond: 'impacchettamentì di bond nazionali per avere asset di qualità con rischi bassi.


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