Ue-Cina, patto quasi fatto



CLIMA/DIVERGENZE SU DUMPING E REGOLE, MA DUE GIGANTI SI AVVICINANO

RUXELLES. Se gli Stati Uniti scelgono di allontanarsi la Cina si avvicina, per parafrasare un vecchio cliché. Il summit economico tra l’Unione europea e il gigante asiatico si conclude con tre ore di ritardo e senza riuscire ad arrivare alla prevista dichiarazione finale comune dei leader, ma segna comunque un passo avanti nei rapporti rispetto al passato. Tanto che il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, a fine giornata, lo definisce senza mezzi termini “il più promettente summit tra Ue e Cina della nostra storia”. In quasi cinque ore di colloquio Tusk, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e il premier cinese LiKeqiang hanno parlato degli impegni comuni sul cambiamento climatico,il giorno dopo l’annuncio di Trump sull’uscita degli Usa dall’accordo di Parigi. Ma sul tavolo sono finiti anche i temi più spinosi che ancora dividono le due potenze economiche globali: il problema del dumping, la sovracapacità di produzione di acciaio cinese, il mancato riconoscimento a Pechino dello status di economia di mercato. “Su questo le distanze si sono accorciate ma non ci siamo ancora”, ha detto Juncker. Ma già il fatto che si sia tenuta una conferenza stampa congiunta è letto a Bruxelles come un segnale positivo. Lo scorso anno, al termine di un analogo forum economico, non c’era stata alcuna dichiarazione comune alla stampa. Così come l’atmosfera tra i leader è apparsa distesa e a tratti perfino scherzosa, al netto delle sottolineature dei punti critici, tra cui l’invito europeo a fare progressi nel campo dei diritti umani. Nel concreto, sono stati firmati dieci memorandum di intesa per approfondire la cooperazione: si spazia dal miglioramento della sicurezza del commercio alla tutela della proprietà intellettuale, dal cofinanziamento della ricerca a un dialogo sul controllo degli aiuti di Stato, fino al turismo con la previsione di sinergie tra l’Anno europeo del patrimonio culturale e l’Anno cinese del turismo 2018. Di particolare importanza per l’Italia il riconoscimento reciproco di duecento indicazioni geografiche, tra cui 26 italiane, che entro l’anno potranno godere di una protezione sul mercato cinese contro le contraffazioni. Eccellenze che vanno dall’aceto balsamico di Modena al prosciutto San Daniele e a grandi vini come il Chianti o il Franciacorta. D’altra parte a spingere per un avvicinamento tra Cina e Ue sono i numeri: uno scambio commerciale che vale quasi un miliardo e mezzo di euro al giorno e la possibilità di sbloccare ulteriori investimenti miliardari in Cina, in Europa e lungo la nuova Via della Seta che vorrebbe saldare i due continenti, per nulla interessati - almeno loro - a isolarsi dal mondo.


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