Ue, solidarietà o “morte”

I leader dei nove Paesi promotori: “Necessaria ulteriore reazione”





di Chiara De Felice

BRUXELLES. Ormai molti in Europa, almeno nove Paesi tra cui l'Italia, credono sia arrivato il momento di dimostrare vera solidarietà e spirito comunitario di fronte alla nuova crisi innescata dall'epidemia. Tradotto in termini economici, significa creare gli eurobond. Ma tutti gli altri, Germania e Olanda in testa, non sono pronti a superare il tabù della condivisione delle risorse e tantomeno dei debiti. Sullo schermo del vertice europeo virtuale di oggi si presenterà quindi un'Unione più divisa e tormentata che mai, ma consapevole di dover trovare una strada comune per evitare di farsi cogliere impreparata quando e se la crisi economica dovesse trasformarsi in crisi finanziaria. Intanto, secondo indiscrezioni rilanciate da un'agenzia internazionale, la Baca Centrale Europea sarebbe disponibile ad attivare il piano anti-spread Omt (Outright monetary transaction) per l'acquisto illimitato di titoli di Stato per sostenere l'economia dell'Eurozona.Lo strumento fu messo a punto nel 2012 dall'ex presidente della Bce, Mario Draghi, durante la crisi dei debiti sovrani ma finora non è stato mai utilizzato. Per attivare l'Omt serve, comunque, che i Paesi facciano richiesta al Mes. Sul piano politico, invece, dopo un Eurogruppo inconcludente che non è riuscito nemmeno a mettere nero su bianco nelle sue conclusioni la parola 'Coronabond', la palla passa ora agli unici in grado di risolvere politicamente l'impasse in cui si trova l'Europa chiamata a mettere in campo tutte le sue armi per arginare gli effetti di una recessione che si annuncia pesantissima già dal primo semestre. Finora, l'unica vera risposta comune è stata la sospensione del Patto di Stabilità e l'allentamento delle regole degli aiuti di Stato. Le due decisioni hanno consentito ai Governi Ue di preparare piani di intervento da miliardi di euro per tenere a galla le proprie economie. L'ultimo in ordine di tempo è il piano varato dal Bundestag ieri, che prevede nuovi debiti per 156 miliardi. La Francia ne ha messi sul piatto oltre 200, l'Italia, per ora, soltanto i 25 del Cura Italia.Si tratta, però, di interventi nazionali. E anche se non peseranno sul deficit, perché il Patto è sospeso e queste spese verranno scorporate, andranno ad ingrossare i debiti. Paesi come Italia, ma anche Portogallo, Spagna, Francia, Belgio vedranno schizzare i loro debiti/Pil oltre le soglie di guardia. Prima degli interventi, quello italiano si avviava verso il 140% del Pil, quello francese e belga avevano superato il 100%, il portoghese il 120%. Secondo Italia, Spagna, Francia, Portogallo, Slovenia, Grecia, Irlanda, Belgio e Lussemburgo è arrivato il momento di mettere in campo "uno strumento di debito comune emesso da una istituzione dell'Ue per raccogliere risorse sul mercato sulle stesse basi e a beneficio di tutti gli Stati Membri, garantendo in questo modo il finanziamento stabile e a lungo termine delle politiche utili a contrastare i danni causati da questa pandemia". Prima di tutto, scrivono i nove leader, "bi- sogna riconoscere la gravità della situazione e la necessità di una ulteriore reazione", perché aspettare e sperare che la crisi non si aggravi non è molto saggio. L'unica soluzione è quindi uno strumento nuovo, e per i nove è il Coronabond. La presidente della Bce Christine Lagarde appoggia l'idea, la vede come uno strumento da usare 'una tantum' e ha già provato a spingere l'Eurogruppo ad esplorarla. Ma si è scontrata con il muro innalzato da Germania e Olanda. "Sugli eurobond l'idea del governo tedesco e della cancelliera non è cambiata: anche in tempi di crisi è ancora necessario che controllo e garanzia restino nella stessa mano", ha detto il portavoce della cancelliera Merkel.

ITALIAN LANGUAGE DAILY NEWSPAPER

PUBLISHED BY GRUPPO EDITORIALE OGGI

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Tutti i diritti riservati @ GRUPPO EDITORIALE OGGI e A SOAKING MEDIA