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ROMA. Sembrava il campionato della noia, l’unico torneo continentale “già scritto”, coi discorsi scudetto e retrocessione praticamente archiviati. La Serie A ha invece giocato a sorpresa, riuscendo a tenere viva l’attenzione di milioni di tifosi quando mancano solo 180 minuti al fischio finale.

Per carità, il sesto trionfo di fila per la Juventus è dietro l’angolo (ai bianconeri basterà battere domani il Crotone, penultima di campionato, per fregiarsi dell’ennesimo titolo) ma la matematica non glielo consegnerà comunque prima del 21 maggio, quasi un mese dopo di quanto accadde nella stagione scorsa, allorché i bianconeri vinsero il titolo alla 35ma giornata (era il 25 aprile), con un vantaggio di ben 12 punti sul Napoli secondo. Un piccolo paradosso per il bistrattato campionato italiano dove fino a due mesi fa si dava tutto per scontato, mentre negli altri grandi tornei continentali (fatta eccezione per la Bundesliga dello schiacciasassi Bayern) la bagarre era di casa: Conte e il suo Chelsea hanno dovuto aspettare metà maggio per vincere la Premier, in Ligue1 il Monaco c’è riuscito solo mercoledì scorso e sul fil di lana, mentre la Liga a 90' dal termine deve ancora formalmente esprimere il verdetto più importante, col Real che cercherà a Malaga il punticino che manca per tornare al successo dopo un digiuno di cinque anni.

In Italia stavolta la corsa al tricolore, dopo i 5 anni di strapotere juventino (anche in termini di punti e distacchi), ha invece un pò cambiato velocità rispetto al passato, anche se la truppa di Allegri è stata sempre davanti e con margini anche cospicui (il +4 di fine gennaio si è via via incrementato a +9 a metà febbraio, a +10 un mese più tardi), ma le ultime settimane hanno un pochino ribaltato i rapporti di forza e restituito - grazie a Roma e Napoli in testa, ma anche grazie all’exploit del Crotone in coda - quella verve che era mancata nei precedenti sette mesi.

Un piccolo paradosso, se si pensa che a inizio primavera in nessuno dei grandi tornei d’Europa la forbice era così marcata: nella Liga, Real e Barca sono quasi sempre andate a braccetto, e anche il Chelsea si è dovuto guardare fino alla fine del Tottenham, così come nel campionato francese è accaduto tra Monaco e Psg (e per buona par- te della stagione col Nizza di Balotelli). Solo in Bundesliga, con il Bayern-padrone, era già tutto scritto già due mesi fa (+13 sul Lipsia secondo).

In Serie A invece, quando mancano ancora due giornate alla conclusione, ci sono state squadre (Lazio, Atalanta, Fiorentina e le milanesi) che hanno dato vita a un mini-torneo per giocarsi la zona Europa League e se è vero che ci sono state squadre che non hanno mai avuto obiettivi definiti (dalla Samp al Bologna, passando per Tori- no, Udinese, Cagliari, Sassuolo, Chievo), in coda, il discorso è diventato addirittura ancora più intrigante con la squadra di Ni- cola che ha via via risucchiato nel vortice-retrocessione anche Empoli e Genoa (il 18 marzo i rossoblù avevano 15 punti di vantaggio sul Crotone, oggi appena due), protagoniste loro mal- grado di 180 minuti al cardiopalma.

L’ultimo verdetto, infine, riguarda l’ultimo e solo posto disponibile per l’Europa League, con Milan (60 punti), Fiorentina (59) e Inter che cercheranno di rendere meno amara la loro stagione.


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