Ultimo tedoforo, Pelè in pole



RIO DE JANEIRO. Un brivido di commozione sta per ripercorrere il mondo, venti anni dopo i tremolii e quei passi incerti di MuhammadAli ad Atlanta. Venerdì c’è la cerimonia di apertura di Rio 2016 al Maracanà, e per il ruolo di ultimo tedoforo, colui che avrà l’onore di accendere il tripode dei Giochi brasiliani, le previsioni unanimi, e anche un’ammissione del diretto interessato, indicano in Pelè il prescelto.

Non può essere altrimenti, pensano in tanti: O Rei nel Maracanà ha trionfato innumerevoli volte con il Santos e ha segnato, su rigore contro il Vasco, il gol numero mille della sua favolosa carriera. È l’icona del Brasile conosciuta in tutto il mondo, e a suo tempo è stato il testimonial eccellente della candidatura carioca. Il suo nome è stato fatto anche da campioni di ogni sport del Brasile di oggi e di ieri: quindi come si fa non sceglierlo, anche se in un sondaggio di Globo gli internauti gli hanno preferito il tennista Gustavo Kuerten?

L’incognita sono le condizioni di salute, perché l’ex “Perla Nera” per camminare, dopo due operazioni all’anca, ha bisogno di un bastone. Anche martedì, all’evento a cui ha partecipato a Rio per parlare della sua “Academy”, si è mosso un po’ a fatica, ma pur di essere il Re della notte che promette di essere indimenticabile per la gente carioca è pronto a farsi aiutare, e a chiedere a quel Dio che nomina sempre più spesso di dargli la forza per quest’ultima “giocata” da fuoriclasse. Perché il rimpianto maggiore della sua carriera è di non aver mai partecipato come atleta ai Giochi, sicuro com’è che la sua presenza avrebbe dato al Brasile quell’oro nel calcio ancora mai vinto e diventato un’ossessione per duecento milioni di connazionali. Non può quindi farsi sfuggire l’occasione di entrare nella storia dei Giochi in quest’altro modo. Infatti Pelè ha confidato che quando sente che il fisico non lo assiste più la sua famiglia per confortarlo gli ricorda proprio l’esempio di Muhammad Alì ad Atlanta, “quando ciò che vidi - ha detto O Rei - fu un momento davvero emozionante”.

Ma Pelè deve saltare un altro ostacolo: da anni è sotto contratto con l’impresa americana

“Legends 10”, che lo fa partecipare a eventi promozionali in giro per il mondo e gli aveva messo in agenda due impegni proprio per il 5 agosto. “Io vorrei svincolarmi - ha precisato martedì l’ex fuoriclasse - e ci riuniremo per discuterne: ho bisogno della loro autorizzazione”.

Intanto c’è in Brasile chi continua a portare avanti la teoria che, trattandosi di Olimpiadi, dovrebbe essere scelto come ultimo tedoforo qualcuno che ha dato lustro al Brasile nei Giochi. Non è il caso di Kuerten, e nemmeno di Ronaldo, Fenomeno e carioca purosangue ma solo bronzo ad Atlanta. Ecco allora che si fa il nome del fuoriclasse della vela Robert Scheidt, cinque partecipazioni e 2 ori, 2 argenti e 1 bronzo tra il 1996 e il 2012 nella classi Laser e Star. Era in lizza anche per il ruolo di portabandiera, ma gli è stata

preferita la pentatleta Yane Marques. Così ora per ripagarlo della delusione potrebbero dargli l’altro ruolo, quello più significativo.

Spuntano anche i nomi degli altri velisti Lars e Torben Grael, ex Luna Rossa, e circola anche quello del maratoneta Vanderlei Lima, che qui tutti ritengono il vincitore morale di Atene 2004, quando era in testa e venne bloccato da uno squilibrato. Non potrà essere l’ex fuoriclasse del basket Oscar, l’idolo di Caserta, perché ha già fatto il tedoforo quando la torcia è passata dalle sue parti. Ma l’impressione rimane che venerdì il Rei possa essere soltanto uno, e il mondo lo aspetta.


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