Un accordo storico



CINA/FIRMATA A PECHINO L’INTESA SULLA NOMINA DEI VESCOVI

VILNIUS. L’annuncio tanto atteso arriva nel pieno della prima giornata del viaggio di papa Francesco in Lituania, Lettonia ed Estonia. La Santa Sede e il Governo cinese hanno siglato ieri a Pechino un “Accordo Provvisorio sulla nomina dei Vescovi”. Esso, spiega un comunicato diffuso dal Vaticano, “frutto di un graduale e reciproco avvicinamento, viene stipulato dopo un lungo percorso di ponderata trattativa e prevede valutazioni periodiche circa la sua attuazione”. L’Accordo “tratta della nomina dei Vescovi, questione di grande rilievo per la vita della Chiesa, e crea le condizioni per una più ampia collaborazione a livello bilaterale”, viene aggiunto.

Lo storico accordo è stato siglato nella capitale cinese da mons. Antoine Camilleri, sottosegretario per i Rapporti con gli Stati, e Wang Chao, viceministro degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese, capi delle due delegazioni. Ed è “auspicio condiviso che tale intesa favorisca un fecondo e lungimirante percorso di dialogo istituzionale e contribuisca positivamente alla vita della Chiesa cattolica in Cina, al bene del Popolo cinese e alla pace nel mondo”. Come atto contestuale al raggiungimento dell’intesa su una questione che da decenni crea divisioni e attriti, con la spaccatura della Chiesa cinese tra “patriottica”, fedele al governo, e “sotterranea”, come tale perseguitata, il Papa “ha deciso di riammettere nella piena comunione ecclesiale i rimanenti Vescovi “ufficiali” ordinati senza Mandato Pontificio”. Si tratta dei vescovi Giuseppe Guo Jincai, Giuseppe Huang Bingzhang, Paolo Lei Shiyin, Giuseppe Liu Xinhong, Giuseppe Ma Yinglin, Giuseppe Yue Fusheng, Vincenzo Zhan Silu e Antonio Tu Shihua (morto il 4 gennaio 2017, che aveva espresso il desiderio di esserericonciliato con la Sede Apostolica). Francesco “auspica che, con le decisioni prese, si possa avviare un nuovo percorso, che consenta di superare le ferite del passato realizzando la piena comunione di tutti i Cattolici cinesi”. Tra le decisioni di ieri, il Papa ha anche costituito nella Cina Continentale, nella provincia di Hebei. la nuova diocesi di Chengde, suffraganea di Pechino, la prima da 70anni. “Questa non è la fine di un processo. È l’inizio. Si è trattato di dialogo, ascolto paziente da entrambe le parti anche quando le persone provengono da punti di vista molto diversi”, commenta da Vilnius il portavoce vaticano Greg Burke, secondo cui “l’obiettivo dell’accordononèpoliticomapastorale, permettendo ai fedeli di avere vescovi che sono in comunione con Roma ma allo stesso tempo riconosciuti dalleautorità cinesi”. Per il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, anch’egli col Papa nella capitale lituana, la firma dell’Accordo “riveste una grande importanza, specialmente per la vita della Chiesa cattolica in Cina e per il dialogo tra la Santa Sede e le Autorità civili di quel Paese, ma anche per il consolidamento di un orizzonte internazionale di pace, in questo momento in cui stiamo sperimentando tante tensioni a livello mondiale”. “L’obiettivo della Santa Sede è un obiettivo pastorale - ribadisce -, cioè aiutare le Chiese locali affinché godano condizioni di maggiore libertà, autonomia e organizzazione, in modo tale che possano dedicarsi alla missione di annunciare il Vangelo e di contribuire allo sviluppo integrale della persona e della società. Per la prima volta dopo tanti decenni, oggi tutti i Vescovi in Cina sono in comunione con il Vescovo di Roma”. L’Accordo, di cui ieri non sono stati comunicati i dettagli, e che nella sua preparazione aveva incontrato anche voci critiche che parlavano di una “sottomissione” del Vaticano ai voleri di Pechino, dovrebbe prevedere, in estrema sintesi, la selezione preliminare dei vescovi a livello di base in Cina, con l’ultima parola del Papa sulla nomina. Per il card. Parolin, “alla comunità cattolicainCina-aiVescovi,aisacerdoti, ai religiosi, alle religiose e ai fedeli - il Papa affida in modo particolare l’impegno di vivere un autentico spirito di riconciliazione tra fratelli, ponendo dei gesti concreti che aiutino a superare le incomprensioni del passato, anche del passato recente”. In questo modo, conclude, “i fedeli, i cattolici in Cina, potranno testimoniare la propria fede, vivere un genuino amore di patria e aprirsi anche al dialogo tra tutti i popoli e alla promozione della pace”.


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