Una cannabis “poco” light

IL CONSIGLIO DI SANITÀ BOCCIA L’USO DELLA MARIJUANA LEGGERA: THC COMUNQUE DANNOSO



ROMA. La cannabis light, caratterizzata da una bassa concentrazione di principio attivo (Thc), potrebbe essere potenzialmente pericolosa per la salute e per questo motivo, sulla base di un principio di precauzione, non ne andrebbe consentita la libera vendita.

A riaccendere i riflettori sulla cosiddetta marijuana leggera è un parere del Consiglio superiore di sanità (Css), richiesto nei mesi scorsi dal ministero della Salute. Il riferimento è ai prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, attualmente venduti nei 'canapa shop'.

Un settore in espansione, con un migliaio di punti vendita in tutta Italia ed un giro di affari, rileva Coldiretti, pari a circa 40 milioni di euro. Il documento del Css potrebbe però aprire ora la strada ad un giro di vite, ed è all'attenzione del ministro della Salute Giulia Grillo la quale attende un parere dell'Avvocatura dello Stato: "Il precedente ministro della Salute - rileva Grillo - il 19 febbraio scorso ha chiesto un parere al Css sulla eventuale pericolosità di questa sostanza. Il Consiglio si è espresso il 10 aprile e il ministro ha investito della questione l'Avvocatura dello Stato. Non appena riceverò tali indicazioni assumerò le decisioni necessarie, d'intesa con gli altri ministri". Di fatto, il Css avverte che "non può essere esclusa la pericolosità della cannabis light", perchè gli effetti del Thc anche a bassa concentrazione su alcune categorie come anziani, donne in allattamento o soggetti con patologie sono ancora poco studiati. Il punto, rileva ancora il Css, è che tra le finalità della coltivazione della canapa industriale previste dalla legge 242/ 2016 (la normativa cha ha di fatto dato il via alla commercializzazione della cannabis light) "non è inclusa la produzione delle infiorescenze né la libera vendita al pubblico".


Pertanto, la vendita dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa "pone certamente motivo di preoccupazione". Infatti, spiega il farmacologo Silvio Garattini, membro del Css, "la quantità di principio attivo contenuta nella cannabis light non è certo una dose omeopatica e può causare danni soprattutto nei giovani, il cui cervello è ancora in formazione". Inoltre, avverte, "sappiamo che le droghe leggere sono una 'porta' che favorisce poi il passaggio a quelle più pesanti".


Plaude al parere del Css il Movimento genitori Moige e Forza Italia invita a valutare le iniziative da intraprendere a fronte della pronuncia del Consiglio. Giudica invece "inutile l'allarmismo del Css" il senatore del Pd Davide Faraone, che sollecita il ministero a verificare l'effettiva dannosità del prodotto. Il Css, afferma inoltre l'associazione Coscioni, è "disallineato dallo scenario internazionale", considerato che l'Oms sta ora valutando la declassificazione della pericolosità della cannabis light. Finirà che avremo "un mercato nero e crimi- nale pure per la cannabis leggera", ha commentato Benedetto Della Vedova. Chiede inoltre che venga riattivato il percorso di completamento normativo, regolamentando pienamente le diverse destinazioni d'uso dei prodotti della canapa, Confagricoltura.

Intanto, a Macerata la polizia ha chiuso 2 negozi specializzati nella vendita di prodotti a base di cannabis light: si trattava in realtà di "vera e propria sostanza stupefacente", cioè "marijuana con principio attivo di 0,60%, idoneo a procurare effetti droganti con danni alla salute fisica e psichica dei giovanissimi clienti".

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