Una Chiesa rivoluzionata



L’ULTIMA NOMINA DI FRANCESCO: GIANCARLO PEREGO ARCIVESCOVO DI FERRARA

CITTÀ DEL VATICANO. Uno dopo l’altro, papa Francesco mette insieme i tasselli con cui ridisegna il nuovo corso della Chiesa italiana. L’ultima, ieri, è la nomina a nuovo arcivescovo diFerrara-ComacchiodidonGiancarlo Perego, prete cremonese di 56 anni, dal 2009 impegnato in prima linea sul fronte della difesa e dell’accoglienza di profughi e immigrati come direttore generale della Fondazione Migrantes della Cei. Una diocesi dove, tra l’altro, succede a uno dei più fieri oppositori delle innovazioni di Bergoglio, il discusso monsignor Luigi Negri, “colonna” di Cl fin dagli esordi del movimento, come ex allievo di don Giussani al Liceo Berchet di Milano, cui il Pontefice ha concesso significativamente meno di tre mesi di “prorogatio”, avendone accettato ieri la rinuncia presentata il 26 novembre scorso al compimenti dei 75 anni di età. In vista di altre importanti nomine, come quella del successore del card. Angelo Scola sulla cattedra di Milano, o del card. Agostino Vallini come suo vicario a Roma, o ancora del successore del card. Angelo Bagnasco alla guida della Cei - qui, secondo statuto, dovrà scegliere nella terna che i vescovi voteranno nell’assemblea generale di maggio -, con la “promozione” di Perego a Ferrara Francesco conferma i suoi criteri di scelta anche per diocesi di primo piano nella Chiesa della Penisola: la sua preferenza va a preti di strada, non di rado semplici parroci, “pastori con l’odore delle pecore”, la cui priorità è la vicinanza ai fedeli e ancor di più agli emarginati e agli esclusi. L’ormai ex direttore di Migrantes, che alla Radio Vaticana ribadisce già la sua opzione per i “poveri come scelta preferenziale”, rappresenta tra l’altro una nomina eloquente proprio perunadiocesidovenegliultimitempi - si pensi alla sommossa della popolazione di Gorino - sono avvenuti gravi episodi contro l’accoglienza dei profughi. E la sua scelta da parte del Papa è in linea con quelle già fatte da Bergoglio in altre diocesi, come quelle del parroco don Corrado Lorefice all’arcidiocesi di Palermo o di mons. Matteo Zuppi, esponente diSant’Egidio, a quella di Bologna, al posto del conservatore card. Carlo Caffarra: proprio quelle di due preti di strada, in diocesi già rette da vescovi vicini a Cl, che in una conversazione in treno captata il 25 novembre 2015 dal Fatto Quotidiano avrebbero fatto direamons.Negri:“Speriamochecon Bergoglio la Madonna faccia il miracolo come aveva fatto con l’altro”. Dopo il clamore mediatico e le polemiche, allora Negri si limitò a chiedere udienza al Pontefice per dare le sue spiegazioni. In questo, comunque, consiste l’aspetto più concreto della “riforma”, per non dire della“rivoluzione”dipapaFrancesco. Intanto ieri il Papa, in udienza generale, oltre a parlare della speranza cristiana che “non esclude e non emargina nessuno”, ha richiamato l’Europa a “mantenere l’unità della fede,latradizione,laculturacristiana”. Subito prima, incontrando una rappresentanza di popoli indigeni, a Roma per la sessione Ifad, ha fatto appelloalla“tuteladellecaratteristiche proprie degli indigeni e dei loro territori”,periqualiincasodiiniziative economiche sulle loro aree “dovrebbe sempre prevalere il diritto al consenso previo e informato”: e che queste popolazioni vadano sempre “valorizzate e consultate”, Francesco lo dice proprio mentre negli Usa si infiamma lo scontro fra il presidente TrumpelepopolazioniSiouxperilvia libera alla costruzione di un oleodotto. Con i cardinali del C9, poi, da lunedì a ieri il Papa ha affrontato la riformadeiTribunalidellaSantaSede, ancoralariformael’accorpamentodei media vaticani, e la “piena attuazione della riforma economica”, mentre si è appresa che finalmente, dopo lunghi mesi di elaborazione, sono giunti sul suo tavolo i bilanci consuntivi 2015 dellaSantaSedeedelloStatovaticano. E mentre il card. Reinhard Marx, che ne fa parte, ha spiegato perché con la dichiarazione di lunedì scorso ilC9hapensato“chefosseilmomento di ribadirgli il nostro sostegno e lealtà” tra le “discussioni e tensioni” presenti nella Chiesa, anche in una chiesa di Portici (Napoli) si è voluto rispondere ai manifesti critici comparsi a Roma: “Francè, noi ti vogliamo bene e preghiamo per te”, è lo striscione comparso sulla chiesa del Sacro Cuore di Gesù.


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