Una fiducia “di minoranza”



MANOVRA/PASSA AL SENATO CON 17 SENATORI IN MENO DELLA MAGGIORANZA

ROMA. A favore 144 senatori, 17 in meno della maggioranza assoluta. Con questi numeri passa al Senato, con 104 no e complici numerose assenze, la “manovrina”. Mancano all’appello i 16 di Mdp, che non partecipano al voto in dissenso sui voucher, così come due dei sei senatori che fanno riferimento al Campo progressista di Pisapia. Un copione già scritto alla vigilia, ma che mette in evidenza il carattere instabile della maggioranza. Il “partito trasversale del non voto”, scommettono i più, eviterà il precipi- tare verso le elezioni anticipate. Ma il percorso resta accidentato e tra i renziani serpeggia il timore che quando, a settembre, si sarà chiusa la “finestra” delle urne in autunno, il confronto sulla legge di bilancio di- venti un “liberi tutti”. “La Cina sta lavorando a un anniversario che cadrà nel 2049, noi facciamo fatica a ragionare sul 2018...”, sorride Paolo Gentiloni nel corso di un convegno a Palazzo Giustiniani. Ma, battute a parte, il premier, che mercoledì ha incassato la fiducia alla Camera sul ddl penale, ostenta “assoluta serenità” mista a “orgoglio”: “L’Italia sta avendo tassi di crescita migliori di quelli previsti e immaginati”. E il decreto di correzione dei conti, la cosiddetta manovrina, approvato ieri in via definitiva, non solo mantiene “gli impegni senza nuove tasse e senza effetti depressivi”, ma mette “fieno in cascina per più di cinque miliardi per la legge di bilancio del prossimo autunno”. Ma nel governo c’è la consapevolezza che la difficile manovra d’autunno, che precederà la campagna elettorale, è già nel mirino dei partiti. Un esempio? Mdp, che sabato sarà in piazza con Campo progressista contro i voucher, dopo aver fatto mancare i voti sulla manovrina chiede al governo “di- scontinuità su lavoro, crescita e diseguaglianza” e annuncia che “il banco di pro- va sarà la legge di bilancio”. Prima di allora, però, la tenuta della maggioranza sarà messa più volte alla prova al Senato, dove i numeri sono sul filo. Non solo in Aula ma anche nelle commissioni. Anche perché i verdiniani di Ala, che spesso in questa legislatura hanno “dato una mano”, ora sono più critici verso il governo. Tanto che se oggi sulla “manovrina” le opposizioni fossero state compatte, avrebbero potuto bocciare la fiducia. Non è avvenuto perché, nota Enrico Zanetti, una “maggioranza occulta” ha sostenuto la legislatura: ne hanno fatto parte “FI, Lega e M5S, con le loro numerosissime assenze”. Ma l’incidente, sottolineano dal Pd, è dietro l’angolo. Al Senato nelle prossime settimane sono cerchiati in rosso tre passaggi. Il primo è il voto della legge sullo ius soli, che storcere il naso ad Ap ma è cara al Pd che potrebbe chiede al governo di mettere la fiducia. Il secondo è la mozione di Quagliariello contro i vertici Consip: il Pd proverà a neutralizzarla con una mozione contrapposta, ma i voti sono sul filo. Il terzo è il decreto sui vaccini, su cui è già battaglia.


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