• Redazione

Una vita spezzata in cucina



UCCIDE LA MOGLIE A COLTELLATE MENTRE IL FIGLIO DORME. POI SI FA ARRESTARE

TRIESTE. Era ossessionato dal pensiero che la moglie non gli fosse fedele. Per questo motivo, ieri, in uno stabile storico di Gradisca d'Isonzo (Gorizia), è scoppiata una lite furiosa, al culmine della quale ha afferrato un coltello da cucina e l'ha uccisa con alcuni fendenti al collo. L'assassino, reo confesso, si chiama Dritan Sulollari, 37 anni, di origini albanesi, ma da quasi 20 anni in Italia. La vittima si chiamava Migena Kellezi, aveva 30 anni e l'unica colpa di essere una donna bella ed espansiva. Era lei a garantire il sostentamento della famiglia con la sua occupazione in un centro per la telefonia mobile. Il marito era rimasto senza lavoro da cinque mesi, dopo che il ristorante in cui faceva il cameriere lo aveva allontanato per una brutta storia di presunte molestie sessuali, emerse a seguito della denuncia di una collega, la quale aveva affermato di essere stata palpeggiata. Martedì, mentre avveniva il delitto, in casa della coppia c'era anche il figlio, un bimbo di soli otto anni. Il padre ha spiegato agli investigatori che non si sarebbe accorto di nulla: l'aggressione fatale è avvenuta alle 7.30 (ore italiane), prima dell'orario consueto in cui la madre lo sveglia per andare a scuola. L'assassino - a propria volta ferito seriamente a un tendine, forse per la reazione della moglie, che potrebbe avere cercato disperatamente la salvezza colpendolo alle mani - ha chiamato i carabinieri molto tempo dopo la morte della consorte, forse quando ha capito la gravità del suo gesto e, secondo quanto ha riferito, non volendo che il bimbo vedesse la mamma morta. Per i Carabinieri il quadro è apparso subito chiaro. L'interrogatorio cominciato in serata, dopo un intervento chirurgico alle mani di Sulollari, servirà solo a confermare il movente del delitto, visto che le testimonianze dei vicini non hanno evidenziato alcun dissapore apparente. Qualcosa però nella coppia non andava da tempo; nel proprio profilo Facebook la donna aveva fatto sparire le immagini assieme al marito da oltre due anni. Oltre a foto di svago e di amici, l'unico protagonista della bacheca virtuale è l'adorato figlio, che anche secondo le colleghe, rappresentava per la donna la ragione di vita. Il piccolo è stato ora affidato a un amico di famiglia, circostanza che ha evitato la collocazione in un impersonale centro di accoglienza per minori. I nonni abitano in Albania e sono già in viaggio per l'Italia. Del delitto di Gradisca si è parlato anche in Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio. Il ministro dell'Interno Marco Minniti ha detto che "abbiamo di fronte un dato che continua a costituire un elemento di particolare preoccupazione e inaccettabilità. Sulle violenze di genere, sul superamento di queste forme di violenza - ha aggiunto - si gioca la civiltà di un Paese. Non bisogna mai cessare di tenere molto alta l'attenzione ed agire". D'accordo si è detta la senatrice del Pd Laura Fasiolo per la quale "siamo davanti all'ennesima forma di violenza inaccettabile e ancora più mostruosa se pensiamo sia avvenuta in presenza di un bambino di sette anni che si trovava in un'altra stanza della stessa casa".


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