Valencia attende Aquarius


MIGRANTI/LA NAVE È ATTESA PER DOMANI NEL PORTO DELLA CITTÀ SPAGNOLA


ROMA. La copia della ‘Pinta’, quella che con la Nina e la Santa Maria ha consegnato alla storia il nome di Cristoforo Colombo, sta all’ingresso del palazzo dell’Autorità portuale, perché furono i banchieri valenciani a prestare i soldi a Isabella I di Castiglia per finanziare il viaggio del 1492: da lì si vede l’imboccatura del porto dove all’alba di domani farà il suo ingresso l’Aquarius con le due navi italiane di scorta, per chiudere il cerchio tra le caravelle di allora e la barca ormai simbolo dell’odissea dei disperati che fuggono da guerre e fame.

Si chiama operazione ‘Esperanza del Mediterraneo’ l’enorme macchina organizzativa che il Comune e la Regione di Valencia hanno messo in piedi per l’arrivo della nave che da ormai sette giorni vaga nel Mediterraneo con 629 migranti raccolti davanti alla Libia. Ed è evidente che la scelta del nome se per molti è un preciso segnale politico - a partire dal nuovo governo socialista insediatosi da poche settimane - per tanti altri è un fardello pesante da portare, da chi deve fare in modo che tutto funzioni alla perfezione davanti ai giornalisti di tutta Europa a parecchi cittadini valenciani che, un po’ stupiti, si chiedono se tutte queste attenzioni, una volta calato il sipario, ci saranno anche per loro. Ora però c’è solo spazio per l’attesa e la voglia di vedere la nave.

Un’aria che si respira tanto sulle lunge Avenida che corrono verso il mare quanto nei vicoli Ciudad Vella; in attesa per entrare nella splendida Città delle scienze di Santiago Calatrava e alla Lonja de la Seda, l’edificio che nel XV secolo era il luogo dove mercanti e commercianti facevano affari. Tutti attendono il momento in cui Valencia, come dice lo striscione sul balcone del municipio, sarà ‘Ciudad Refuge’. Appena l’Aquarius, assieme a nave Dattilo della Guardia Costiera e nave Orione della Marina Militare, farà il suo ingresso nelle acque territoriali spagnole, verrà presa in consegna dalle motovedette della Guardia Civil.

Ma non sarà lei la prima ad entrare: alle 8 - se i tempi saranno rispettati - toccherà a Dattilo, tre ore dopo attraccherà nave Orione e solo alle 14 sarà la volta di Aquarius: chi è lì sopra toccherà terra dopo oltre una settimana in mare.

Alla Croce Rossa, in 48 ore, hanno ricevuto 400 chiamate di gente che offre ogni tipo di aiuto, da chi è disposto a pelare le patate a chi mette a disposizione casa propria. In 800 hanno risposto alla richiesta del ministero dell’Istruzione che cercava interpreti. Al porto, un crocevia di container e turisti diretti a Ibiza e Formentera, pescatori che vendono il frutto del loro sudore e militari che presidiano i varchi, la macchina organizzativa ruota attorno al molo 2, dove attraccheranno le navi, e l’ex capannone di Alinghi, il consorzio svizzero che portando qui l’American’s Cup contribuì non poco al rilancio della città. Ci hanno messo la sede logistica della Croce Rossa. “Stiamo predisponendo kit sanitari, generi di prima necessità, acqua - dice Ar- turo Valoria - Sul molo verrà fatto il primo screening sanitario, ci sono molti che hanno ustioni, altri sono denutriti e altri hanno difficoltà a camminare. La priorità sarà data alle donne incinte e ai bambini, che verranno portati con le ambulanze in ospedale e nelle residenze protette”. Gli altri andranno nei centri che si stanno predisponendo nella zona. Ma non è tutto oro quel che luccica.

Le prime crepe tra il governo di Madrid e la Generalitat già si vedono. Il vicepremier Carmen Calvo ha detto chiaramente che chi, al termine dell’iter non avrà i requisiti per richiedere l’asilo, finirà nei Cie, i centri di detenzione per migranti, e sarà espulso. Posizione che non piace pro- prio a Monica Oltra, la vicepresidente della regione valenciana. “Questa è una situazione di emergen- za e eccezionalità, non stiamo parlando di una barca che si è presentata da sola da- vanti alle coste spagnole ma di una barca, anzi tre, che sono state autorizzate ad attraccare per una chiara scelta politica del governo, perché altri paesi non hanno offerto un porto sicuro.

Queste persone non ce le siamo trovate, le abbiamo chiamate noi. Quindi la nostra volontà è che a tutti venga riconosciuto l’asilo. Ma non decidiamo noi”. Divisioni che ci sono anche tra la gente. Fermi le persone per strada e ti dicono che la Spagna ha fatto bene. Ma come fai la seconda domanda, come provi ad approfondire, la questione cambia. “Apri facebook, guarda che si dice - spiega convinta Erika Regina Handal, tassista - il 95% non è contenta. Quando gli spagnoli migravano, lo facevano con i documenti in regola e così dovrebbero fare queste persone”. Provi a dirle che è un po’ più complicato. “Io non lo so, secondo me dobbiamo tenerli qui 15 giorni e poi rimandarli a casa loro”. Rafael, fuori dall’edificio dell’autorità portuale, è molto meno cinico. Ma anche molto più rassegnato. E’ figlio d’emigranti. Viene da un paesino vicino Valencia dove si fa, assicura, il miglior ‘vino tinto’ di Spagna. Suo padre è stato in Olanda a lavorare e anche lui è stato in Olanda. “Chi emigra lo fa sempre per lo stesso motivo, per mangiare, ma l’essere umano è una merda e per questo fa finta di non capirlo. E poi c’è un altro problema, qui c’è gente che dopo anni di lavoro va in pensione con 400/500 euro poi vede che per 600 persone si sta muovendo mezza Spagna e cominciano a dire, vengono qui e si prendono i soldi nostri, ci tolgono il lavoro”. Stesse cose che dicono in Italia. “Tutto il mondo è uguale”


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