Venezuela Stato sprecone



L’ENNESIMA CRISI ECONOMICA E POLITICA IN AMERICA LATINA

L' America Latina sta conoscendo l’ennesima crisi economica e politica. I governi cadono, i presidenti perdono il posto anche in assenza di elezioni, nella maggioranza dei casi, almeno finora, con più caos e povertà che non violenza. Il Venezuela non è un’eccezione per quanto riguarda le cause della crisi, potrebbe diventarlo in senso negativo se l’attuale contrapposizione dovesse durare e aggravarsi sia per la tenacia del governo nell’inasprire i suoi metodi di sopravvivenza sempre più lontani dalla democrazia e se ad aggravare ulteriormente la crisi continuassero ad accrescersi le misure di boicottaggio dall’estero e soprattutto dalle altre nazioni dell’America Latina da un lato e dall’altro dagli Stati Uniti, che hanno reagito all’esito delle cosiddette elezioni di domenica scorsa preannunciando ulteriori reazioni sanzionistiche. La situazione continua dunque a peggiorare e ad avvicinarsi all’abisso di una trasformazione da una democrazia molto imperfetta a un regime autoritario eventualmente con l’appoggio delle forze armate. Le ultime notizie di cronaca sono negative ma tutt’altro che sorprendenti. Fino a qualche giorno fa a Caracas e dintorni regnava una contrapposizione fra Parlamento e governo: le ultime elezioni avevano mandato al potere il delfino del presidente “socialista” Hugo Chavez, consegnando una netta maggioranza parlamentare all’opposizione. Adesso la contrapposizione si fa ancora più complicata: ci sono addirittura due parlamenti, quello “normale”, con la maggioranza all’opposizione e un’assemblea costituente che sarà dominata dai fedeli del presidente Maduro.Ciascuna delle due assemblee accusa l’altra di essere illegittima e quindi manca un riconoscimento reciproco. La maggioranza degli elettori sembra schierarsi con l’opposizione di centrodestra, ma è anche quella che ha prodotto per protesta una massiccia astensione. Entrambe le strutture parlamentari possono così vantarsi di rappresentare il Paese, che diventerebbe così l’eccezione dell’America Latina,dove di recente presidenti e governi sono stati rovesciati: alle urne come in Argentina, attraverso un diktat della magistratura come in Brasile e in altri casi per difficoltà economiche.Il Venezuela ha conosciuto e continua a conoscere entrambe le malattie contemporaneamente. È teoricamente un Paese ricco, anche se fino a poco tempo fa unicamente come frutto di un boom energetico. Quando il petrolio valeva cento dollari al barile, Caracas poteva permettersi riforme demagogiche e sfrenate con enormi spese assistenziali, addirittura all’estero mediante le forniture gratuite a Cuba. Poi il petrolio è precipitato, da cento dollari al barile a meno della metà, pressappoco contemporaneamente al passaggio dei poteri dal presidente Chavez al suo erede più o meno imposto Nicholas Maduro, cui mancano sia la competenza economica, sia una chiarezza politica. Diversi Paesi, soprattutto di quello che si chiamava Terzo Mondo, hanno conosciuto e conoscono recessioni anche importanti, che cercano però di contenere. Il Venezuela è uno “Stato sprecone”, su cui si è abbattuta di colpo la povertà e che non aveva e non ha strutture in grado di difendersi.Il crollo del petrolio ha così causato fenomeni analoghi in tutto il campo economico e finanziario, fino al punto di far mancare generi alimentari, di svuotare i mercati, di far mancare le medicine agli ospedali e diimporre alla moneta venezuelana, che ha il nome storico-ideologico del bolivar, in omaggio al rivoluzionario Simon Bolivar, liberatore di questo e di altri Paesi latinoamericani dal regime coloniale spagnolo. La svalutazione è arrivata a misure che ricordano quella del marco tedesco duran- te la Repubblica di Weimar, quella che provocò l’avvento di Hitler al potere. Forse anche per questo paragone una parte dei venezuelani e molti governi esteri temono il peggio e cioè una aperta dittatura. Non ci siamo ancora, nonostante le misure illegali dell’esecutivo presidenziali e i primi gesti di violenza dell’opposizione. Sono lontani i tempi felici in cui Caracas poteva regalare la benzina all’Avana in nome della “solidarietà socialista” e in cambio di una massiccia iniezione di medici allevati dal castrismo. Adesso il regime cubano si è ammorbidito e riavvicinato all’America. Trump sembra convin- to di poter salvare la democrazia in Venezuela inasprendo ulteriormente la crisi economica. Ma non si vedono finora i risultati e, oltre al prezzo del petrolio, è crollato il valore delle scarse risorse del Paese.


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