Venti di guerra Usa-Russia



DOPO L’ABBATTIMENTO DI UN JET SIRIANO DA PARTE DELL’AVIAZIONE AMERICANA

BEIRUT. Sale pericolosamente la tensione tra Russia e Usa in Siria, dove le forze alleate a ciascuna delle superpotenze entrano in conflitto per il controllo dei vasti territori finora occupati dall’Isis. Mosca ha avvertito ieri che i jet e i droni della Coalizione internazionale a guida Usa ad ovest dell’Eufrate saranno “seguiti dai mezzi antiaerei russi” come possibile bersagli, dopo che domenica l’aviazione americana ha abbattuto un aereo militare siriano affermando che aveva sganciato delle bombe vicino alle forze a maggioranza curde alleate di Washington nella provincia di Raqqa. L’Iran, nel frattempo, ha compiuto un bombardamento con sei missili balistici lanciati dal suo territorio contro postazioni dell’Isis nella città di Deyr az Zor, nell’est della Siria, come rappresaglia per il duplice attacco rivendicato dall’autoproclamato Stato islamico il 7 giugno scorso a Teheran, che ha provocato 17 morti. I vettori, del tipo Zolfaqar, hanno percorso 600 chilometri prima di raggiungere il bersaglio, sorvolando tra l’altro il territorio dell’Iraq. Si è trattato di un atto di “autodifesa legittima”, ha detto il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif. Quanto all’aereo siriano, l’abbattimento è avvenuto domenica sull’area di Resafa, una quarantina di chilometri a sud-ovest di Raqqa, dove le truppe lealiste hanno compiuto una rapida avanzata nelle ultime settimane venendo a contatto con le cosiddette Forze democratiche siriane (Sdf), a predominanza curde affiliate al Pkk, che stanno combattendo per cercare di strappare la città all’Isis. Il pilota del jet, un Su-22, è “disperso”, ha fatto sapere Damasco, secondo cui quella americana è stata “una flagrante aggressione che mostra la reale posizione degli Stati Uniti a sostegno del terrorismo”. Ieri le Sdf hanno accusato le forze lealiste di averle attaccate nella stessa regione dove è avvenuto l’abbattimento, e hanno minacciato di rispondere duramente se queste azioni continueranno. Fra le truppe governative e le milizie curde, che controllano una vasta regione nel nord della Siria, i combattimenti negli ultimi anni sono stati quasi inesistenti. La prima reazione di Mosca, venuta dal ministro degli Esteri Serghei Lavrov, è stata cauta. Il capo della diplomazia russa ha “esortato” gli Usa a “rispettare la sovranità e l’integrità territoriale della Siria”. Ma successivamente il ministero della Difesa ha inasprito i toni, annunciando la sospensione del memorandum con la Coalizione per la prevenzione degli incidenti e sulla sicurezza dei voli militari nei trafficati cieli siriani. Poi lo stesso ministero ha rincarato la dose, avvertendo che “qualunque oggetto aereo, inclusi i jet e i droni della Coalizione internazionale, identificato a ovest dell’Eufrate, sarà seguito dai mezzi antiaerei russi, come bersaglio aereo nelle aree in cui l’aviazione russa è in missione di combattimento nei cieli siriani”. La regione indicata è quella nel nord dove le forze di Damasco hanno strappato recentemente vasti territori all’Isis, con il sostegno dell’aviazione governativa e russa. Il meccanismo per la sicurezza dei voli militari era già stato sospeso per alcuni giorni dalla Russia in aprile, dopo un attacco compiuto dagli Usa su una base siriana con 59 missili in seguito ad un bombardamento con armi chimiche su una zona controllata dai ribelli che Washington aveva attribuito a Damasco. Il generale americano Joseph Dunford, capo del Joint Chiefs of Staff, ha detto ieri sera, citato dall’agenzia Ap, che gli Usa stanno lavorando per ristabilire le comunicazioni con la Russia per riattivare il meccanismo di sicurezza.


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