Veti incrociati, crisi vicina

GOVERNO/TENSIONI SULLE DIMISSIONI, SLITTA IL RECOVERY. IL COLLE: ATTENTI AL VOTO



di Michele Esposito e Serenella Mattera

ROMA. “L’unica novità è che sono passate 24 ore”. Nel settimo giorno di pre-crisi lo stallo totale nel governo acquista improvvisa solidità. Il Recovery Plan, complici le modifiche a cui lavora il Mef per venire incontro alle richieste di Pd e Iv, non è ancora pronto. Il “rimpastino” sembra già appartenere al passato. E sulle dimissioni di Giuseppe Conte, vero obiettivo di Iv, con conseguente crisi pilotata ed eventuale Conte-ter, da Palazzo Chigi filtra a dir poco scetticismo. “Al momento l’opzione non c’è”, spiega una fonte che ha dimestichezza con il capo del governo. Lo stallo, dopo gli spiragli di trattative dei giorni scorsi, arriva fin su al Colle, dove il presidente Sergio Mattarella vigila con crescente preoccupazione. E al Quirinale si ribadisce un assunto: da un lato c’è l’apertura - pur considerandola rischiosa - a un rimpasto e anche al Conte-ter; dall’altro c’è l’indisponibilità a “governicchi” con maggioranze abborracciate o di salute pubblica. La via maestra in caso di crisi, quindi, non è neppure un governo istituzionale (circola, nei palazzi romani, sempre il nome di Marta Cartabia) ma quella del ritorno alle urne. Anche perché non bisogna dimenticare che è entrata a regime la riforma costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari. Ed è una linea che il Pd, di fatto, sembra condividere. “Non è che ci piace votare in piena pandemia ma temiamo che le elezioni siano l’unica strada possibile perché tutte le altre ipotesi ad una soluzione costruita sulla base dell’attuale equilibrio, pur con i necessari ritocchi, non sono perseguibili”, scandisce il vice segretario Pd Andrea Orlando ribadendo che prima di tutto serve “un patto di legislatura”. Patto di legislatura quindi, “no” ad un’alleanza con la destra sovranista e ferma contrarietà ad una crisi al buio sono la stella polare del Pd. Al Nazareno si susseguono riunioni, dall’incontro di Zingaretti con il comitato politico a quella di Orlando con i segretari regionali. I Dem chiedono di partire dai contenuti per poi verificare se ci sono le condizioni per una soluzione ‘pilotata’ che faccia nascere un Conte ter. Il tema è che, al momento, un accordo tra gli alleati su come fare il rimpasto, non c’è. Anche perché, se non si passasse per le dimissioni del premier toccherebbe ai singoli partiti convincere i ministri “selezionati” a lasciare l’incarico. Con esiti imprevedibili. Ed è da questo stallo, anche, che nasce lo scetticismo del premier per il Conte-ter. Con un’intesa blindata, una crisi-lampo con dimissioni consegnate al Quirinale e immediato voto di fiducia alle Camere questo scetticismo potrebbe anche scemare, ma la strada è in salita. Anche perché ogni volta che Matteo Renzi va in tv e “bombarda” il governo, a Palazzo Chigi si convincono un po’ di più della sua inaffidabilità. Anche oggi il leader di Iv parla di “problema politico” con il presidente del Consiglio ed elenca tutti i nodi su cui difficilmente cederà: il Mes, il Recovery, la delega ai Servizi, perfino il reddito di cittadinanza. “Se le nostre idee non vi servono, tenetevi le poltrone”, è il suo affondo. E da Iv fanno sapere che non ci sono stati ancora contatti con Palazzo Chigi. Dunque i renziani reputano ancora ogni scenario aperto.. E in Iv non passa inosservata la nota di Cambiamo!, il partito di Toti, che apre a un “esecutivo di salute pubblica”. Qualche renziano la legge come un segnale a Conte, anche se i ‘totiani’ negano. Ma tornano a circolare voci di un lavoro in corso, con contatti an- che da Palazzo Chigi, per formare un gruppo di “responsabili” o “costruttori”, al Senato. Da Iv confermano che sarebbero stati sondati anche un paio di senatori renziani e che i due parlamentari avrebbero girato il messaggio a Matteo Renzi. La reazione? “Auguri e tanti, tanti responsabili”, avrebbe detto il leader di Iv. E una fonte qualificata di Iv commenta: “Se così stanno le cose vuol dire che Conte vuole lo showdown, la conta in Parlamento”. Nel frattempo il Cdm per il recovery Plan non è previsto prima del 7. Domani, forse, la bozza arriverà a Palazzo Chigi ed possibile che il Cdm lo esamini senza voto, per mandarlo poi alle Camere. Lo showdown, a quel punto sarebbe sul piatto. A meno che, nelle prossime ore, un vertice tra i leader della maggioranza e Conte che in tanti attendono da tempo non sblocchi l’impasse.

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